Lunedì 6 luglio 2026, a Milano, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta ha acceso i riflettori sui pesanti ritardi infrastrutturali del nostro Paese, rivelando che l'Italia necessita di ben 138.183 chilometri aggiuntivi di corsie ciclabili per eguagliare gli eccellenti standard di capillarità dei Paesi Bassi. Il macro-dato emerge dal nuovo studio europeo Cycling Counts, illustrato durante il recente summit mondiale Velo-city 2026 svoltosi a Rimini, il quale evidenzia la chiara urgenza di una pianificazione integrata per raddoppiare l'uso della mobilità attiva in tutta l'Unione Europea. L'analisi istituzionale si inserisce in un contesto globale complesso in cui gli utenti vulnerabili della strada, come pedoni e ciclisti, continuano a rappresentare purtroppo la metà delle vittime totali registrate annualmente nei sinistri automobilistici.
La transizione delle metropoli continentali dimostra che lo sviluppo della ciclabilità non costituisce affatto una tematica isolata, bensì una fondamentale politica economica e sanitaria di ampio respiro. Gli esempi virtuosi di Amsterdam e Bruxelles certificano che la moderazione della velocità urbana a 30 chilometri orari e il ridisegno strutturale dello spazio pubblico riducono drasticamente i tassi di incidentalità, incentivando al contempo il commercio di quartiere e il benessere generale dei cittadini. Anche a livello nazionale si registrano importanti progressi, come dimostra il piano mobilità di Roma che ha visto aumentare le biciclette private parallelamente a una decisa contrazione delle fatalità sulle arterie urbane.
Nonostante l'ampia partecipazione di sindaci e amministratori locali alla kermesse romagnola, la dirigenza di FIAB ha tuttavia espresso forte rammarico per la totale assenza delle istituzioni governative centrali. Integrare la bikenomics nella gestione logistica conviene alle casse pubbliche, come confermano i costi operativi della maxi velostazione di Utrecht, nettamente inferiori rispetto alle classiche linee di superficie. Per colmare questo storico divario strutturale, la Federazione si propone come interlocutore per guidare una rivoluzione ecologica non più differibile.