Nella data di ieri, 6 luglio, Assopetroli-Assoenergia interviene con fermezza nel dibattito sulla riforma della distribuzione dei carburanti, rispondendo allo stato di agitazione proclamato da Faib Confesercenti e Fegica per sollecitare il Governo a varare il testo finale. L'associazione ribadisce il pieno appoggio al provvedimento normativo, ormai tecnicamente maturo, chiedendo all'esecutivo di presentare il disegno di legge in Parlamento senza ulteriori indugi. Tuttavia, mette in guardia dalle semplificazioni e dalle pressioni sindacali che confondono la necessaria politica industriale con la complessa lotta all'illegalità economica.
Nei giorni scorsi, le sigle dei gestori avevano denunciato l'inerzia del ministero, paventando una prolungata chiusura degli impianti e rilanciando vecchie stime secondo cui un terzo dell'erogato sfuggirebbe al fisco, causando un ammanco da dodici miliardi di euro. Assopetroli rigetta categoricamente questa narrazione, definendo i dati del 2019 del tutto superati e fuorvianti. Nell'ultimo decennio l'intero settore ha vissuto una rivoluzione tecnologica radicale. Tra l'introduzione dei documenti di accompagnamento elettronici, la rigorosa tracciabilità digitale e l'interoperabilità delle banche dati doganali, il contrasto alle frodi fiscali si basa oggi su efficaci controlli intelligenti. Riproporre numeri anacronistici alimenta un sensazionalismo inutile che lede gravemente l'immagine della filiera.
L'associazione smonta anche la tesi secondo cui la nuova legge possa tradursi meccanicamente in un taglio dei prezzi alla pompa pari a dieci centesimi al litro. Mentre le quotazioni internazionali del greggio fluttuano in vista delle imminenti decisioni OpecPlus e il Consiglio dei Ministri discute l'assestamento di bilancio, la vera urgenza normativa resta prettamente strutturale. Il cuore pulsante del disegno di legge consiste nella vitale razionalizzazione della rete, unita all'ammodernamento contrattuale e alla sostenibilità economica di tutti gli operatori coinvolti. Invocare obblighi burocratici generalizzati, cavalcando allarmismi artificiosi, rischia paradossalmente di ostacolare l'attesa modernizzazione del mercato. Le istituzioni non devono farsi condizionare dall'enfasi mediatica, ma separare nettamente l'azione penale dalle reali dinamiche di sviluppo.