Leonardo, sindacati in piazza contro la chiusura dell'ex-Elsag

A Sestri Ponente lavoratori in agitazione per futuro 400 dipendenti business unit Automation

Urbeaero Urbeaero

I numeri di bilancio evidenziano un 2020 chiuso con qualche danno, anche se meno rispetto a quanto previsto. Eppure a Genova si fanno forti le grida contro Leonardo, l'azienda guidata dall'ad Alessandro Profumo. I lavoratori, infatti, protestano contro l’esternalizzazione della business unit Automation, erede della storica Elsag. Venerdì scorso, 12 marzo, mentre l'ad magnificava un 2020 salvato in corner, nonostante la pandemia, a Sestri Ponente si svolgeva l’assemblea del personale di Leonardo al termine della quale lavoratrici e lavoratori decidevano di scendere in strada, preoccupati per la decisione aziendale sul futuro della business unit Automation. L’unità occupa circa 400 lavoratori ed è attiva nell’automazione dei sistemi di smistamento per il settore della logistica e degli aeroporti.

"Fiom Cgil -si legge nella nota del sindacato- si oppone al disegno aziendale e ricorda come la Business Unit Automation sia fortemente radicata su Genova, città che non può permettersi di perdere altri pezzi della propria industria. Sciopero Leonardo corteo Sestri Ponente e Cornigliano".

Nei giorni scorsi Leonardo aveva comunicato alle organizzazioni sindacali, la volontà di valorizzare la business unit Automation e l’apertura di una fase 1 in cui valutare futuri partner, dopo che l'amministratore delegato del Gruppo aveva dichiarato agli analisti finanziari di non ritenere strategica tale business unit Automation.

"Al di là di come la si voglia chiamare -spiega Cgil- non si può che interpretare tale operazione come la messa fuori dal perimetro, di una esternalizzazione, di tali attività in attesa di un acquirente. Tale business unit, erede della storica Elsag ed operante nell’automazione dei sistemi di smistamento per il settore della logistica e degli aeroporti, è fortemente radicata su Genova dove occupa circa 400 lavoratori, rappresentando uno dei pilastri della presenza di Leonardo sul territorio genovese. Come Fiom Cgil valutiamo in maniera estremamente negativa l’operazione che dichiara la volontà di rafforzare tale attività ma che praticamente, a maggior ragione nell’attuale situazione di mercato, rischia concretamente di mettere a rischio centinaia di posti di lavoro. L’azienda dichiara che l’individuazione del partner avverrà nei prossimi mesi. Non vorremmo che qualcuno in Piazza Montegrappa pensasse di accelerare tale operazione per fare cassa senza tenere conto del costo sociale di tale operazione. Non sarebbe la prima volta come la vicenda Bailey ci ricorda. Cedere l’automazione significa mettere in discussione la presenza stessa di Leonardo a Genova, nella più classica delle logiche del carciofo sfogliato di foglia in foglia. Come Fiom ci opporremo sempre ad operazioni di questo tipo: Genova non può accettare di perdere altri pezzi della propria industria".

"Il timore è che abbiano intenzione di esternalizzare l'Automation, i lavoratori sono preoccupati. Sono anni che c'è il problema, c'è sicuramente bisogno di investimenti. Ma c'è la necessità che l'automazione non esca dal perimetro del Gruppo Leonardo", dichiara Marco Longinotti di Fim Cisl di Genova. Anche Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova, ricorda che solo il 29 maggio 2020 i vertici di Leonardo avevano ribadito che l'automazione non è in vendita. "Ora -afferma Apa- ci vengono a dire che l'automazione va valorizzata tanto è vero che in una recente nota sui risultati 2020, l'ad di Leonardo ha dichiarato il contrario che l'automazione è in dismissione. Si metta d'accordo con i suoi dirigenti, perché il 10 marzo gli stessi hanno riconfermato sostanzialmente che per loro l'automazione non è strategica".