Attesa per oggi la sentenza sul caso Eni-Nigeria

Il collegio della settima sezione penale del Tribunale di Milano si è ritirato in camera di consiglio

Fincantieri

È attesa per oggi, 17 marzo 2021 o, in subordine, per il 31 marzo la sentenza del processo al tribunale di Milano per quella che, secondo la procura, è la più grande corruzione internazionale della storia. Parliamo di tutto quanto ruota intorno all’acquisizione del giacimento OPL-245 in Nigeria da parte di Eni e Shell. Il collegio della settima sezione penale del Tribunale di Milano si è ritirato in camera di consiglio per emettere la sentenza sul processo sulla presunta tangente sul pagamento di 1,092 miliardi di dollari che sarebbe stata versata da Eni e Shell per aggiudicarsi la concessione da parte del governo della Nigeria dei diritti di esplorazione sul giacimento Opl245. Il processo vede imputati cinque tra ex ed attuali dirigenti di Eni, tra cui l'ex amministratore delegato Paolo Scaroni e l'attuale ad Claudio Descalzi, ma anche dirigenti della compagnia petrolifera anglo-olandese Shell, un ex ministro e alcuni intermediari nigeriani.

Sono "accuse non solo contraddittorie ma anche insussistenti" quelle mosse dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dal pm Sergio Spadaro nei confronti dell'ex a.d. di Eni e attuale presidente del Milan e di banca Rothschild Paolo Scaroni e degli altri imputati al processo Eni-Nigeria. A dirlo in aula è l'avvocato Enrico de Castiglione, difensore del manager nel processo con al centro il miliardo e 92 milioni pagati nel 2011 da Eni e Shell al governo della Nigeria, su un conto ufficiale, per acquistare la concessione petrolifera Opl-245 in concreto detenuta dall' ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete, dietro lo schermo della società Malabu.

La procura ha sollecitato una condanna ad 8 anni per Scaroni per corruzione internazionale. "In questo processo non c'è nulla - ha aggiunto il legale - In tre anni di udienze sono emerse due ipotesi antitetiche su quello che è accaduto" nei negoziati per acquisire il giacimento Opl-245 da parte di Eni e Shell e "una esclude l'altra" e questo "dimostra definitivamente" che non c'è alcuna prova certa della colpevolezza di Paolo Scaroni che "deve essere assolto".

Il dibattimento è stato riaperto dopo che l'accusa ha chiesto e ottenuto che venissero acquisite agli atti del processo alcune mail e documenti che chiarirebbero il ruolo giocato da Eni e Shell e dagli imputati nella presunta corruzione. L'avvocato ha preso la parola prima che il collegio composto dai giudici Tremolada, Gallina e Carboni si ritirassero in camera di consiglio per emettere la sentenza.