Leonardo compra la tedesca Hensoldt: con quali soldi?

Oltre 600 milioni di Euro per l'azienda che fornisce componenti per l’Eurofighter e le navi della marina tedesca

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Il 24 marzo Leonardo decide di rinviare la quotazione in Borsa della controllata americana Drs. Sabato scorso, 24 aprile, viene fuori chela società ha acquisito il 25% di di Hensoldt, gruppo tedesco di elettronica per la difesa, per 606 milioni di Euro (23 Euro per azione). Più di preciso, come riporta la comunicazione ufficiale sul sito di Leonardo, la società "ha stipulato un accordo con Square Lux Holding II, controllata da fondi assistiti da KKR, ossia Kohlberg Kravis & Roberts, per l’acquisizione di una quota del 25,1% di Hensoldt". Ma dove li prendono i soldi? Non se lo chiedono proprio tutti gli analisti, ma alcuni sì. "A seguito della finalizzazione dell’operazione - riporta il comunicato ufficiale datato 24 aprile sul sito della società - Leonardo diventerà il maggior azionista di Hensoldt insieme a Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), partecipata all'80% dalla Repubblica Federale Tedesca. KfW ha concordato l’acquisizione di una partecipazione del 25,1% in Hensoldt a marzo 2021".

"Siamo entusiasti dell'investimento in Hensoldt come catalizzatore per la creazione di una collaborazione più stretta che rafforzerà ulteriormente le rispettive posizioni nel mercato dell'elettronica per la difesa previsto in crescita - commenta Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo - Crediamo che questo passo creerà valore per i nostri azionisti, riunendo punti di forza complementari per servire più clienti e partner con le soluzioni di cui hanno bisogno, pur preservando tecnologie e capacità nazionali. Questo investimento riflette anche la visione di lungo periodo riguardo all'importanza di costruire una cooperazione nell’industria europea dell’aerospazio e difesa e la determinazione di Leonardo di avere un ruolo attivo nel suo sviluppo".

Milano Finanza sottolinea che "per gli analisti, la mossa ha un senso sia strategico sia politico per frenare le mire espansionistiche della Francia". Non a caso, un mese fa circa, presentando i numeri dell'ex Finmeccanica, l’ad Alessandro Profumo aveva indicato che il gruppo punta a crescere “nelle aree core in cui ha già solidi fondamentali di business". Sempre sul fronte tedesco, poi, Leonardo potrebbe essere presto coinvolta insieme a Iveco Veicoli Difesa da Rheinmetall per il rinnovo della flotta dei cingolati corazzati dell’esercito. D'accordo, ma i soldi?

Leonardo arriva da un 2020 non proprio brillante, anzi. Ordini in rosso del 2,5% (da 14,1 miliardi del 2019 a 13,7 miliardi del 2020), portafoglio ordini anche lui in rosso da 2,7% (da 36,5 miliardi di Euro a 35,5 miliardi) ma soprattutto indebitamento di gruppo in rialzo del 16,5% (da oltre 2,8 miliardi a 3,3 miliardi) e flusso di cassa, cioè quanto può disporre l'azienda, in crollo dell'83,4%, da 241 milioni a 40 milioni di Euro. Il titolo, lo ripetiamo per l'ennesima volta, dal 2017, anno d'inizio della gestione Profumo, a oggi, è crollato passando da oltre 15 Euro a 6,7 Euro della chiusura al 26 aprile. Una chiusura quotidiana, peraltro, in calo del 2,7% segno che il mercato, che sembra non apprezzare la gestione dell'ex ad di Unicredit e Mps, apprezza ancora meno la mossa Hensoldt. Probabilmente perché, come noi, si chiede: ma dove li prende i 600 milioni, Profumo, per pagare lo shopping tedesco? Fosse almeno andata bene la quotazione di Drs, Leonardo avrebbe portato a casa un incasso tra 638 e 807 milioni di dollari. Ma la quotazione è stata rimandata, quindi dei soldi nessuna traccia.

Vediamo cosa dicono gli analisti. Secondo Equita Sim, che su Leonardo ha un rating buy e un target price di 8,8 Euro (dagli attuali 6,7 Euro) l’ambito in cui opera Hensoldt è di potenziale interesse per il gruppo della difesa. "Gli analisti ritengono che rilevare una quota di minoranza (di una società quotata) abbia senso dal punto di vista strategico se rappresenta un passo per arrivare ad un accordo di collaborazione o di joint venture oppure (fatto considerato meno probabile) di controllo". Niente di strano se Equita non dice di più: a pensar male si fa peccato ma purtroppo spesso ci si azzecca e allora non possiamo esimerci dal ricordare che Equita Sim è la sgr in cui Profumo è entrato nel 2015, successivamente all'uscita da Mps, sottoscrivendo un accordo con J.C. Flowers & Co., fondo di private equity globale specializzato nei servizi finanziari, per l’acquisto della partecipazione di maggioranza detenuta da quest’ultimo in Equita stessa. Alla fine Profumo è diventato presidente di Equita acquisita insieme a Francesco Perilli, Fabio Deotto, Matteo Ghilotti, Stefano Lustig e Andrea Vismara. Attualmente non si riesce a capire se è ancora in qualche modo coinvolto oppure no: ha ceduto, nel 2017, l'83% della sua partecipazione in Equita (agli ex soci Perilli e Vismara, che continuano a reggere le sorti di Equita) ma non si sa più niente del 17% rimanente. Proprio per questo i giudizi di Equita su Leonardo (quasi sempre positivi) restano comunque attenzionati, visto che si tratta di giudizi sul suo ex presidente.

Una delle poche altre Sim che si esprimono, ossia, Banca Akros, mette un target price su Leonardo di 9,5 Euro e un rating buy, specificando che Hensoldt si adatterebbe bene con il business dell’elettronica per la Difesa di Leonardo per circa 7 miliardi di Euro di ricavi. Akros ricorda che durante il processo di quotazione della controllata americana Drs (poi sospeso), Leonardo ha espresso il desiderio di crescere nel settore dell’elettronica della difesa in Europa. E ora che l’Ipo non si farà quanto meno a breve, gli analisti si domandano come il gruppo italiano possa "ottenere le risorse per acquistare una partecipazione nella società tedesca", dal momento che l’operazione su Drs "avrebbe garantito un cash-in di 500-600 milioni di Euro". Quindi, se entrare in Germania avrebbe "senso strategicamente e anche politicamente la mossa sarebbe praticabile", Akros si chiede come Leonardo possa "trovare le risorse finanziarie necessarie ora che ha rinviato l’ipo di Drs, potrebbe aver quindi bisogno di vendere attività o persino di pianificare un aumento di capitale".