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Ripensare al modo di costruire per dare impulso alla vera sostenibilità

È quanto sostiene Donato Iacovone, presidente Webuild. Con nuovi progetti società pensa di togliere ogni anno dall’atmosfera 21 milioni di tonnellate di Co2

La sostenibilità ambientale entra dalla porta principale nel grande risiko dell'industria, anche e soprattutto di quella delle costruzioni. La conferma, ce ne fosse, bisogno, arriva da Donato Iacovone, presidente di Webuild, l'ex-Salini-Impregilo, un gigante italiano, anzi ormai multinazionale, nel settore delle costruzioni. Nel corso del suo intervento al webinar "Campioni di Italia", organizzato da Remind Filiera Immobiliare e dedicato alle buone pratiche pubbliche e private per il rilancio del Paese, Iacovone ha confermato la nuova rotta intrapresa dall'azienda. E, con lei, da tante altre. “La sostenibilità non può più essere un tema che riguarda solo la comunicazione delle aziende -sostiene- Deve entrare nella produzione, diventando un tema concreto di business. Questo è il grande investimento che sta facendo Webuild. Serve una nuova cultura, un nuovo modello di riferimento per il settore delle costruzioni -spiega- Il gruppo Webuild, che ha rilevato in concordato Astaldi nell’ambito di Progetto Italia, ha oggi in mente un obiettivo definito: costruire un player in grado di competere su scala mondiale con le grandi imprese del settore e con focalizzazione sulla realizzazione di opere sostenibili. Il che vuole dire dare un contributo concreto alla sostenibilità, sia nelle fasi di costruzione che nelle fasi di utilizzo delle opere”.

“La sostenibilità oggi -prosegue- non riguarda più solo il contributo al raggiungimento di obiettivi di sviluppo delineati dalle Nazioni Unite, ma è entrata nell’agenda strategica di chi produce nel settore. In Europa, le costruzioni sono responsabili del 36% delle emissioni totali, del 40% del consumo energetico, del 50% delle materie prime utilizzate e del 21% del consumo di acqua. Per non avere questi impatti, serve cambiare il modo in cui si costruisce”, sottolinea il presidente.

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”Webuild -aggiunge ancora- sempre più player globale di riferimento per il settore costruzioni a livello globale, anche grazie a Progetto Italia, è tra gli operatori più impegnati sul fronte dell’edilizia e della mobilità sostenibile, come dimostra anche il suo Piano Esg 2021-2023. Con le opere che sta realizzando in tutto il mondo, Webuild ha calcolato che migliorerà la qualità della vita di 87 milioni di persone, togliendo ogni anno dall’atmosfera 21 milioni di tonnellate di CO2. I progetti di Webuild legati all'edilizia sostenibile impatteranno positivamente sulla vita di 13,7 milioni di persone. Quelle che invece beneficeranno dei progetti dell'azienda nel campo della mobilità sostenibile saranno più del doppio, ovvero 32,2 milioni".

“Gli obiettivi di produzione e di performance di Webuild sono molto legati alla sostenibilità -prosegue il presidente- Come gruppo stiamo cercando di focalizzarci su opere che siano in grado di dare benefici rilevanti in termini di sostenibilità. Ma al contempo c’è anche un impegno a riprogettare il modo in cui si costruisce, cercando di proiettarsi sempre più verso un modello che riutilizzi i materiali. Questa è una sfida complessa che coinvolge tutta la filiera ed è un impegno che vogliamo perseguire con costanza. L’altra grande sfida è l’utilizzo di tecnologie digitali, big data e non solo. Gestire l’opera come un cantiere virtuale, utilizzando la grande massa di dati di cui si dispone, sia in fase di costruzione, sia in fase di progettazione, permette di riprogrammare secondo le esigenze che emergono dalle fasi di costruzione", conclude Iacovone

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