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traindirections_boatPorti liguri, lanciata la sfida verso il Nord Europa

Nel 2024 pronte le linee ferroviarie verso la Svizzera. Segnale forte dal convegno di Lugano Un mare di Svizzera

Fincantieri

Sarà il 2024 l’anno della svolta per i collegamenti ferroviari dai porti liguri di Genova e Savona per l’hinterland lombardo sino alla Svizzera. Con il previsto completamento del Terzo Valico, (nel 2023) entro fine 2024 sarà anche ultimato il quadruplicamento delle linee di pianura da Tortona a Milano e verso il confine con la Svizzera, e parallelamente l’intervento sull’ultimo miglio ferroviario da e per i terminal portuali genovesi. L'annuncio è stato dato questa mattina dal presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, intervenendo al convegno Un mare di Svizzera a Lugano e in collegamento streaming con Genova. La terza edizione dell'evento internazionale organizzato da Astag (l’Associazione svizzera dell’autotrasporto) che si svolge a Lugano ha avuto un'appendice hi-tech, visto che a causa delle misure anti covid-19, la città del Canton Ticino si è trasformata in un centro di interconnessione virtuale con Genova, Milano e Berna mettendo a confronto un panel nutrito di esperti di logistica.

Dal convegno è emersa con forza l’idea di una grande realtà metropolitana che comprenda Lugano, Milano e Genova. Un’area che - come sottolineato sia dal Sindaco di Lugano, Marco Borradori che da quello di Genova, Marco Bucci - si trova davanti un’occasione unica e irripetibile per mettere a fattore comune cultura, economia, produzione, e opportunità di occupazione. Un’area che oggi - ha sottolineato Giulio Sapelli, economista e presidente di BlueMonitorLab - trova dei radicali cambiamenti in atto con gli accordi di Abramo in Medio Oriente, ma anche con il ruolo crescente del Marocco come riferimento di un’area africana strategica. A tutto questo si aggiungono le opportunità del Ticino, non più visto come ponte ma come area centrale: a partire da questa considerazione Remigio Ratti, docente dell’Università della Svizzera Italiana, sostiene con forza, da tempo, l’idea di una grande piattaforma fra nord e sud.

Secondo Paolo Emilio Signorini, appena confermato alla guida dell'Adsp mar Ligure Occidentale, la necessità di efficientare l’utilizzo delle tratte ferroviarie e di garantire al trasporto ferroviario una continuità negli incentivi, sono i temi portanti nelle prospettive dei porti. Il più importante sistema portuale italiano, quello che fa perno su Genova e Savona, lancia la sua sfida al mercato internazionale e lo fa puntando a recuperare la fiducia persa negli anni di uno dei suoi più importanti partner commerciali.

Un secondo annuncio altrettanto importante è arrivato da Gilberto Danesi (terminal Psa di Prà Voltri) che ha svelato l’apertura di una sede Psa direttamente in Svizzera, con dipendenti svizzeri. L'obiettivo è cercare di invertire un trend di decenni con le merci svizzere che possano transitare a sud e non dai porti del nord Europa. Danesi ha anche confermato l’aumento dei volumi nel collegamento ferroviario fra Genova e Basilea a l’imminente potenziamento delle infrastrutture ferroviarie inclusi 7 fasci di binari da 750 metri.

Per Stefano Messina, presidente di Assarmatori esiste un’opportunità reale di attirare traffici svizzeri dal centro Europa, anche grazie al ruolo crescente svolto direttamente sul mercato del trasporto terrestre da parte dei grandi vettori armatoriali. Secondo Gian Enzo Duci, presidente di Federagenti e neo vice-presidente di Conftrasporto, è vero che oggi gran parte della logistica svizzera delle merci transita attraverso Germania, Belgio e Olanda, diretti concorrenti della Svizzera nel settore chimico e farmaceutico. In un panorama di crisi per la Svizzera, specifica Duci, non dipendere solo dal nord Europa, diversificando i flussi verso il Mediterraneo, potrebbe diventare per le industrie svizzere un fattore strategico. Nel corso della tavola rotonda è anche emerso come esista ancora un retaggio storico che individua nella portualità italiana la patria dell’inefficienza. Ma non è così: non a caso, proprio i grandi gruppi tedeschi stanno guardando ai porti italiani per governare la logistica portuale, nel caso specifico, quella ligure.

A Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, è toccato il compito non solo di lanciare un segnale di speranza sulla ripresa post emergenza, ma ha anche sottolineato il ruolo di principale piattaforma logistica italiana svolto dal sistema portuale ligure. Toti, è intervenuto sul tema del recovery plan, sottolineando la necessità di pensare agli investimenti pubblici come una grande leva di opportunità e di produzione di efficienza, competitività e produttività. "Il sistema Liguria - ha detto Toti - ha messo ancora una volta in risalto come la regione sia all’avanguardia: il ponte Genova San Giorgio ha segnato alcune best practices che dovrebbero essere seguite dall’intero Paese. Le opere indispensabili per noi sono il Terzo Valico, la ferrovia Pontremolese alle spalle del porto di La Spezia e il raddoppio della linea ferroviaria costiera Genova-Barcellona". ha concluso Toti.

Tra i temi dibattuti quest'anno al convegno, il completamento del progetto Alptransit non solo con l’apertura del Traforo del Ceneri, che abbatterà nei prossimi mesi la distanza fra Lugano e Zurigo, ma anche con un rilancio dei piani di potenziamento delle ferrovie a sud, da Lugano a Chiasso e Milano. E il Terzo Valico, l’asse che connetterà i porti liguri con il centro-nord dell’Europa. Al centro della discussione, soprattutto, l’abbassamento verso il Mediterraneo dell’asse di gravitazione dei traffici e degli interessi internazionali, specie europei, dopo che il bacino è tornato, con gli accordi in Medio Oriente, a essere centrale e strategico anche dal punto di vista geo-politico oltre che commerciale. In primo piano in questa edizione anche il ruolo determinante che nei prossimi anni, forse nei prossimi mesi, assumerà la rete logistica nella determinazione del successo e dell’attrattività dei territori rispetto a un’economia globalizzata che sarà oggetto, post pandemia, di un totale ripensamento.