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directions_boatGli armatori si appellano a Jeff Bezos

Una lettera risolvere il problema del turn over dei marittimi

Fincantieri

I marittimi fanno appello. A chi? A Jeff Bezos. Perché? Per provare a risolvere il problema cronico del turn over dei marittimi, i leader dei principali organismi di navigazione al mondo hanno fatto appello proprio al ceo di Amazon. Gli armatori hanno scritto all'uomo più ricco del mondo (con oltre 120 miliardi di dollari in tasca) chiedendogli di "usare la sua influenza e il suo profilo di imprenditore leader nel mondo che fa affidamento sullo shipping globale, per prendere posizione a favore dei 400.000 marittimi bloccati in mare ed esercitare pressioni sulla nuova amministrazione Usa, che a breve sarà guidata dal neo presidente Joe Biden, sugli altri leader mondiali per riconoscere ai marittimi il ruolo di lavoratori chiave".

La mossa a sorpresa, cioè la lettera a Bezos, porta la firma di Sadan Kaptanoglu, presidente di Bimco, la più grande tra le associazioni marittime internazionali che rappresentano gli armatori; Dimitris J. Fafalios, presidente Intercargo, l'associazione internazionale degli armatori di carichi secchi; Esben Poulsson, appena rieletto presidente di Ics, International chamber of shipping, la principale organizzazione marittima mondiale (rappresenta circa l'80% del tonnellaggio mercantile mondiale) e Paolo D’Amico, presidente di Intertanko, l'associazione dei proprietari di petroliere. I firmatari hanno denunciato "la continua mancanza di riconoscimento internazionale per i marittimi come lavoratori chiave. Questo nonostante il fatto che il 90% del commercio globale dipenda dal trasporto marittimo".

La lettera delle associazioni è stata resa nota al termine di una tavola rotonda in cui sono stati affrontati diversi temi per il settore, dall’introduzione delle vaccinazioni covid-19, alla questione di garantire ai marittimi affinché le ricevano in modo rapido ed efficiente. Nel corso del 2020, obiettano le associazioni, "sono stati fatti titoli in tutto il mondo sulle centinaia di migliaia di marinai intrappolati a bordo delle loro navi, incapaci di sbarcare a causa del fatto che le strutture di cambio dell’equipaggio non sono disponibili nella pandemia. Il cambiamento di atteggiamento dei noleggiatori per sostenere attivamente il cambiamento dell’equipaggio è necessario se vogliono essere all’altezza delle loro responsabilità aziendali, sociali e di governance. I membri della tavola rotonda ritengono che vi sia ora il rischio che i marinai possano essere nuovamente dimenticati, se non viene messo in atto un programma specifico per vaccinare in via prioritaria la gente di mare".

Il terzo tema chiave di discussione è stata la continua importanza che l’industria marittima controlli le proprie emissioni di gas a effetto serra e un impatto più ampio sull’ambiente. "I recenti progressi della riunione Mepc 75 dell’Imo, l'Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite sono stati accolti con favore, ma l’immediata necessità di un’iniezione su larga scala di ricerca e volontà politica è indispensabile per compiere progressi reali verso un’industria a zero emissioni di carbonio entro il 2050. Affrontare la sfida climatica e ridurre le emissioni è una priorità fondamentale per l’industria e la tavola rotonda si è impegnata a lavorare con urgenza per un futuro sostenibile ed equo per tutti", concludono le associazioni.