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directions_boatEni si prende il 20% dell'impianto eolico offshore più grande del mondo

La centrale di Dogger Bank è in costruzione nel mare del Nord

Fincantieri

L'eolico dopo l'idrogeno. È questa la rotta intrapresa da Eni per proseguire sulla strada della transizione energetica. La conferma arriva dall'annuncio fatto dall'azienda guidata dall'ad Claudio Descalzi dell'ingresso nel più grande impianto eolico off shore attualmente in costruzione nel mondo, al largo delle coste della Gran Bretagna. La notizia arriva poche ore dopo un altro annuncio, quello dell'alleanza con Enel per l'utilizzo della tecnologia dell'idrogeno per alimentare due raffinerie in Italia, ottenendo il risultato di produrre energia senza emissioni di CO2.

L'investimento da 405 milioni di sterline (pari a 448 milioni di euro) consente a Eni di rilevare il 20% della centrale di Dogger Bank, nel Mare del Nord, a oltre 100 chilometri dalla costa dello Yorkshire. Un tipico impianto dell Mare del Nord, dove i piloni si fissano al fondo marino, grazie alla scarsa profondità dei fondali e dove è possibile sfruttare venti forti e costanti per tutto l'anno. Un impianto da 190 turbine nato da un progetto del gruppo Equinor (la società petrolifera di Stato norvegese) e dalla società specializzata SSE Renewables: a regime potrà dare energia a una popolazione equivalente al 5% delle famiglie britanniche.

Una volta completata, entro il 2024, la centrale costerà 6 miliardi di sterline (oltre 8 miliardi di euro) portando l'investimento complessivo di Eni a 1,2 miliardi di sterline (pari a 1,33 miliardi di euro). Secondo La Repubblica, a prima vista, la quota del 20% potrebbe sembrare un investimento solo finanziario. Invece non è così, visto che l'impianto eolico ha un contratto di fornitura di lungo periodo. In questo modo, Eni si assicura un'entrata garantita, anche se, dice Repubblica, gli obiettivi del gruppo italiano sono altri. La complessità dell'impianto, infatti, permette a Eni di "accrescere le proprie competenze nella costruzione e gestione di progetti offshore wind per future iniziative, anche in altre aree geografiche" come si legge in una nota della società.

Anche se SSE Renewables continuerà a guidare lo sviluppo e la costruzione del parco eolico di Dogger Bank, mentre Equinor gestirà l'impianto una volta completato, Eni si assicura un posto al tavolo di eventuali nuovi progetti. Questo, oltre ad avere visibilità sulla tecnologia dell'eolico in continua evoluzione. Inoltre, con l’ingresso nel progetto Dogger Bank, Eni può mettere un altro tassello nella sua trasformazione industriale, da gruppo totalmente legato agli idrocarburi a nuova società, quella che dovrà obbligatoriamente nascere dopo il 2050 quando scatteranno gli obiettivi della Ue di zero emissioni di CO2. Per questo, come ha dichiarato l'amministratore delegato Claudio Descalzi, il 20% di Dogger Bank "consentirà di contribuire con 480 megawatt di energia verde al raggiungimento degli obiettivi Eni di capacità installata da rinnovabili nel 2025, pari a 5 gigawatt".