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directions_carFinanziamenti green, arrivano le linee guida del ministero dell'Ambiente

Definito il piano sperimentale che comprenderà anche i green bond

L'Italia svolta con sempre maggior forza verso il green e lo fa spingendo al grande salto imprese e banche. Per la prima volta, infatti, le aziende chiederanno alle banche di finanziare i loro progetti green, ma sarà il ministero dell’Ambiente a garantire agli istituti di credito che non si tratti di greenwashing, cioè di un intento ecologico solo apparente. Il programma sperimentale è stato già avviato dal ministero con il coinvolgimento di alcuni istituti di credito che avranno a disposizione una serie di Linee guida operative: sarà, però, solo il ministero dell'Ambiente a certificare il livello di qualità ambientale rispetto a indicatori già individuati, consentendo alle banche di selezionare i progetti non solo in base alla loro sostenibilità economica, ma anche in ragione di quella ambientale. "Si tratta di uno strumento che aiuterà le aziende più virtuose del nostro Paese, dalle grandi a quelle più piccole", spiega a il ministro Sergio Costa in un'intervista a ilfattoquotidiano.it.

Per aiutare le aziende a fare il nuovo salto verso il green, è stata avviata questa sperimentazione che vede coinvolti, come soggetti finanziatori, Iccrea Banca, Cassa Centrale Banca - Credito Cooperativo Italiano, Intesa San Paolo e Cassa depositi e prestiti. "La proposta che abbiamo sviluppato, sentiti anche gli istituti che hanno aderito al gruppo di lavoro sulla finanza sostenibile, nasce nell’ambito del perimetro normativo europeo per favorire la green finance ed è coerente con il regolamento Ue sulla tassonomia, che definisce il concetto stesso di attività economica sostenibile. L’obiettivo - spiega Costa - è aiutare le imprese e consentire agli istituti di credito di selezionare i progetti da finanziare non solo in base alla loro sostenibilità economica, ma anche rispetto a quella ambientale".

Il ministero valuta, dunque, in modo trasparente la qualità di un progetto rispetto agli indicatori di riferimento nel cosiddetto cruscotto green, costruiti sulla base di sei obiettivi: mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, transizione verso un’economia circolare, prevenzione e riduzione dell’inquinamento, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi.

Nell'ottica di affrontare con maggiore forza le tematiche relative alla sostenibilità, finora rimandate (basti pensare al rinvio della tassa sulla plastica) il ministero prende in considerazione sempre di più le richieste di sburocratizzazione del sistema e, al di là dell'emergenza covid-19, di un sostegno dello Stato in percorsi che siano più agevoli anche nel sistema di credito sul piano economico. "Non è un caso -spiega Costa - se dal 1° gennaio 2021 il Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, cambierà nome, diventando Cipess, ossia Comitato interministeriale per la programmazione economica di sviluppo sostenibile. Questo significa i grandi investimenti italiani per le grandi opere, oltre a guardare il mondo del privato, guarderanno anche al quello del pubblico e dovranno essere tutti compatibili con la sostenibilità ambientale e, quindi, con i sei indicatori. Le stesse risorse del recovery plan, destinate per almeno il 37% a progetti green sono da aggiungere a quelle messe a disposizione per altri settori, ma dovranno comunque rispettare gli indicatori di sostenibilità. Un altro strumento importante saranno i green bond, le obbligazioni di Stato da mettere sul mercato, che stiamo provvedendo a definire e che contiamo di sostenere proprio dando credibilità finanziaria sul green".

"Se l’obiettivo europeo, sostenuto anche dal nostro Paese, è quello di parlare di green finance, soprattutto alle grandi aziende e alle multinazionali europee, c’è tutto un tema italiano che riguarda da vicino il settore della manifattura e la piccola e media impresa, ma anche le micro-imprese, che restano fuori dal regolamento Ue sulla tassonomia. Il nostro obiettivo, invece, è declinare quel sistema su tutte le aziende", sottolinea Costa.

In concreto cosa succede all'azienda che va in banca perché ha necessità di accedere al credito. "Come avviene in questi casi - spiega il ministro - vengono richiesti il progetto e la garanzia produttiva e un indice di rischio: in base a questi, viene accordato un credito a tassi più o meno significativi in funzione di una serie di elementi. Noi abbiamo chiesto a questi istituti di iniziare a valutare in modo trasparente l’aspetto ambientale del progetto, oltre alla rischiosità dell’investimento nell’ambito green, anche perché è in questa direzione che sta andando il sistema globale. Dunque le banche non possono più valutare i progetti con i vecchi parametri, quelli del fossile per intenderci, se vogliono abbassare l’indice di rischio. E, comunque, la garanzia su una valutazione di sostenibilità che sia terza la dà il ministero dell’Ambiente. Ed è la prima volta che un sistema bancario di natura privata accredita un sistema di Stato come interlocutore di garanzia nella valutazione dell’indice di rischio di un progetto".