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directions_carIl ponte sullo Stretto assente dal recovery plan

Levata di scudi dal leader della Lega siciliana, Stefano Candiani

"Dopo mesi di propaganda sul ponte con il senatore Davide Faraone e il viceministro Giancarlo Cancelleri che rilanciavano con teleferiche e tunnel sopra e sotto il mare adesso il progetto di ponte sullo Stretto è improvvisamente scomparso dal recovery plan". Il primo a rompere gli indugi, secondo un articolo de La Repubblica, è il leader della Lega siciliana, Stefano Candiani. L'uscita è arrivata in merito alla bozza approdata in consiglio dei ministri: nel documento di 125 pagine, infatti, la parola ponte non è nemmeno presente, mentre si fa riferimento all'alta velocità Palermo-Messina-Catania. Per la pratica ponte sullo Stretto, bisognerà aspettare fine anno: il percorso per questa struttura, da sempre al centro dei dibattiti, segue un altro canale. Il gruppo di lavoro incaricato dal ministero delle Infrastrutture di valutare le proposte progettuali per la realizzazione di un "attraversamento stabile dello Stretto di Messina" presenterà la propria relazione solo nelle prossime settimane, per dare il via poi a un dibattito sulle opzioni in campo. "Da quel momento in poi - osserva il ministro dei Trasporti Paola De Micheli -si aprirà il dibattito politico con il percorso che dovrà portare alla decisione finale, se procedere o meno alla realizzazione dell'opera".

Le dichiarazioni del ministro, però, non bastano all'esponente leghista Candiani. "In consiglio dei ministri è stata discussa la bozza del cosiddetto Piano nazionale di ripresa e resilienza, dove non compare neanche per caso il ponte sullo Stretto. Una scelta che non condividiamo assolutamente ma che fa pensare anche sul reale peso politico di alcuni illustri esponenti della maggioranza giallorossa che da quest'estate si sono ripetutamente esposti sul tema del collegamento sullo Stretto. Penso al senatore Faraone che non ha esitato a indicare il ponte come una priorità del recovery plan o al vice ministro Cancelleri che aveva già pronti cinque miliardi per un tunnel tra le due sponde dello Stretto".

Una settimana fa a spingere sull'acceleratore era stato il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci. "Il collegamento stabile sullo Stretto di Messina - ha detto al termine di un contro con il ministro De Micheli - è un'esigenza prioritaria per ridare un ruolo da protagonista alla Sicilia nella macro Regione del Mediterraneo". Attacca sul tema anche Azione, la formazione politica di Carlo Calenda, con il sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo che dice: "Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza messo a punto dal governo Conte non c’è il collegamento sullo Stretto di Messina che per mesi ha occupato il dibattito politico siciliano. Ma non ci sono neanche le fantasmagoriche opere contenute nella proposta messa a punto dalla giunta Musumeci. È più che evidente che illustri esponenti siciliani della maggioranza di governo e l’intero centrodestra siciliano non abbiano colto l’importanza e la logica del recovery".

"Oggi che siamo alle battute finali dell’immaginifico recovery plan - sottolinea l'assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone - appare davvero preoccupante leggere di come, in nessuna delle bozze circolate, compaia il Ponte sullo Stretto. Lo stesso per tante altre priorità strategiche individuate nel documento inviato a Roma dalla Regione siciliana. Ma innanzitutto l’estromissione del Ponte, maturata fra slogan e vere e proprie prese in giro come il tunnel o la funivia dello Stretto, rappresenta certamente il più grave fra gli schiaffi inferti dal governo Conte ai sogni e alle necessità della Sicilia e dell'intero Mezzogiorno d'Italia".