info

cancel

directions_boatBrexit e Piano regolatore portuale di La Spezia nell'agenda di Alessandro Laghezza

Intervista esclusiva all'imprenditore e presidente (tra l'altro) di Confetra Liguria

Fincantieri

È imprenditore, ceo di Laghezza spa, l'azienda di famiglia attiva nelle spedizioni doganali, logistica e trasporto con base a La Spezia, appena entrata nel ranking delle prime 100 società italiane di logistica con un 2019 archiviato con un fatturato che supera i 70 milioni di euro. Ma Alessandro Laghezza è anche presidente di Confetra Liguria, presidente della sezione Logistica di Confindustria La Spezia, consigliere nazionale Fedespedi, membro del comitato promotore di BlueMonitorLab. Il suo Studio Laghezza, società di consulenza doganale ha da poco siglato un accordo di partnership con lo Studio DCS & Partner, rafforzando la sua presenza sulla piazza di Milano. Laghezza, spezzino doc, classe 1968, laureato in Economia aziendale all'Università di Pisa, sa tutto di La Spezia e di dogane. L'ultima iniziativa di Laghezza è stato lanciare sul mercato un pacchetto di soluzioni mirate per chi lavora con il Regno Unito e che, dal primo gennaio 2021, si troverà a fare i conti con le conseguenze della Brexit.

Quali sono le preoccupazioni?

Più che preoccupazioni - spiega Laghezza a Mobilità.news - parliamo del carico di adempimenti burocratici doganali nell'ipotesi del no deal, adempimenti doganali che si svolgono normalmente per i paesi extra Ue. Ma poiché la Gran Bretagna è partner commerciale importantissimo per il nostro paese più nelle esportazioni che nelle importazioni, potrebbe attenderci un carico di lavoro doganale a cui non tutte le aziende sono preparate. Parlo dell'Italia, ma la preoccupazione ancora più grande è per l'Inghilterra, che forse è la parte meno preparata. Sono più preoccupato di come reggeranno loro l'impatto, visto che la Gran Bretagna, di fatto, con questa operazione quadruplica il numero di dichiarazioni doganali da gestire.

E dal lato dell'Italia?

Dal lato Italia c'è da fare tutta una serie di adempimenti che sono banalmente dichiarazione di esportazione per l'Inghilterra per la merce in uscita e per quella in entrate. Sarà un carico di lavoro importante che costituirà sicuramente un fattore di appesantimento del commercio con la Gran Bretagna ma è anche un'opportunità per chi fa il nostro lavoro, che può mettersi al servizio delle aziende e cercare di risolvere nel migliore dei modi le questioni.

Ci saranno dei costi aggiuntivi?

Difficile dirlo. Se si tratta solo di adempimenti doganali potrebbero esserci dei costi ma abbastanza contenuti. Quello che preoccupa è se interverranno dei dazi: questo potrebbe creare un aggravio su alcuni tipi di prodotto. Spero, però, che si individuino delle procedure per cui al di là della Brexit non ci siano particolari barriere daziarie, che si istituisca una sorta di area, se non di libero scambio, almeno di scambio privilegiato. Ci vuole una soluzione di questo tipo perché fare diventare la Gran Bretagna un paese extra Ue, con tutte le limitazioni e i dazi dei paesi extra Ue, andrebbe certamente a danno della Gran Bretagna e di tutti i partner commerciali.

Che conseguenze?

Io credo che l'impatto finale potrà anche essere una riduzione dei traffici. Perché è possibile che determinate linee di traffico storiche, e agevolate dal fatto che la Gran Bretagna faceva comunque parte dell'Ue, possano non essere più così interessanti. Nel momento in cui devo fare più adempimenti doganali, o addirittura pago dazi, il prodotto lo vado a comprare da qualche altra parte. L'impatto vero sui flussi di traffico lo capiremo negli anni, non sarà immediato. Nell'immediato avremo un bel po' di confusione. Certo che, un cambiamento così importante in uno Stato estremamente connesso dal punto di vista dei commerci internazionali come la Gran Bretagna, determinerà certamente dei cambiamenti nei volumi di traffico.

Passiamo a La Spezia...

La Spezia è un laboratorio di efficienza e innovazione, è il porto che ha sempre dato le migliori performance in termini di resa di banchina, di intermodalità e anche sul piano doganale. Non è un caso che alcune fra le maggiori aziende che fanno operazioni di assistenza e consulenze doganali sono spezzine. Questo è un punto di eccellenza.

E un punto di debolezza?

Un punto di debolezza è il suo Piano regolatore portuale, che non è ancora stato completato e di cui c'è assoluto bisogno. Nel piano regolatore ci sono le risposte al gigantismo navale. C'è l'ampliamento e l'adeguamento delle banchine, ci sono i dragaggi, tutte le risposte a quello che sarà il prossimo decennio di crescita delle dimensioni dei traffici e delle navi. Nel nuovo piano, ci sono le risposte a quella che sarà la stazione marittima, che va realizzata. Ci sono, insomma, alcuni tasselli di questo mosaico che si devono ancora incastrare. Mi auguro sia giunto il momento di farlo.

È un problema di fondi?

Non è un problema di soldi. Gli investimenti sono da realizzarsi in project financing secondo accordi che sono stati presi e che hanno implicato la durata della concessione. Il recovery fund sarebbe importante su altri direttrici, che però mi dicono non essere finanziabili in questo modo. Mi riferisco in particolare alla ferrovia Pontremolese. Una volta adeguato e completato il porto, servono connessioni più efficienti. I binari in porto raggiungono la massima efficienza se hanno la ferrovia alle spalle che consente di connettersi con il retroterra di riferimento, come la pianura padana, il Veneto, e il Brennero: a questo punto non esisterebbe alcun porto in Italia con queste potenzialità di posizione geografica e logistica come La Spezia.

Parliamo del porto di La Spezia. Confetra, l'associazione generale italiana dei trasporti e della logistica, di cui lei è presidente per la Liguria, aveva dato appoggio al commissario Francesco Di Sarcina, prima della nomina di Mario Sommariva...

L'appoggio era stato dato a un uomo che aveva dimostrato grande attaccamento al nostro territorio, grande impegno e volontà di portare a termine questo progetto di piano regolatore portuale che era rimasto a metà. Il fatto che sia arrivato Mario Sommariva non cambia le priorità e non cambia il nostro approccio. Dialogheremo con Sommariva allo stesso modo con cui avremmo dialogato con Di Sarcina fosse diventato presidente: la differenza è solo che uno lo conosciamo l'altro no. Ma lo conosceremo e ci faremo apprezzare come ci siamo fatti apprezzare all'epoca dall'ex presidente Roncallo.

Quali sono le priorità che metterete sull'agenda del nuovo presidente?

Semplice: sbloccare questo nodo del piano regolatore. Finché non si realizza l'ampliamento del terminal contenitori non si libera Calata Paita, quella dove deve sorgere il terminal crociere. Nell'ultimo periodo Lsct, il La Spezia terminal container, che si era indirizzato inizialmente su un investimento di allargamento del molo Garibaldi, sta virando sul tombamento della marina del Canaletto. Questi cambiamenti vanno discussi in tempi rapidi con l'autorità portuale: se li condivide, il piano va approvato in tempi rapidi, in modo che Calata Paita venga restituita in tempi brevi alla città, se non altro per tutto il fronte a mare che serve poi a realizzare la stazione marittima. È questo che noi operatori marittimi vogliamo. Ben venga il nuovo presidente Sommariva, a patto che ci dia questo canale di dialogo che ci consente di esprimere le nostre esigenze.