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directions_carL'Unione petrolifera cambia nome. Da oggi sarà Unione energie per la mobilità

La scelta ecosostenibile e ambientale

Anche il mondo del petrolio e dei carburanti fossili sente il richiamo delle sirene della sostenibilità e della ecocompatibilità. Così la celebre Unione petrolifera (Up) l' associazione che raggruppa le principali aziende operanti in Italia nel settore della raffinazione e distribuzione si adegua alle nuove istanze del rispetto dell'ambiente e delle energie alternative. Un cambiamento che inizia dal nome ma è anche di sostanza. Non più Up ma Unione energie per la mobilità (Unem) che rappresenta il viatico di un "percorso per promuovere, accompagnare e sostenere l'evoluzione dei propri associati e per rappresentare nuove realtà attive sulle tematiche ambientali, sui carburanti decarbonizzati e sull'innovazione e la ricerca in tali ambiti". La nuova denominazione è stata approvata dall'assemblea dei soci dell'Up (ormai Unem) tenuta oggi in modalità streaming per il Covid.

Le motivazioni

La nuova sigla crea continuità con il passato attraverso il termine "Unione" che resta a rappresentare il fenomeno associativo e introduce un nuovo concetto (energie per la mobilità) che distingue  l'evoluzione delle attività delle associate.  Un cambio che ha richiesto diverse modifiche dello Statuto per ampliare il perimetro di rappresentanza e ricomprendere non solo la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione dei diversi carburanti low carbon, tra cui gli e-fuel (i carburanti sintetici non di origine fossile), ma sopratutto la ricerca per il loro sviluppo. L'obiettivo dell'industria petrolifera è dunque quello di usare tutta la tecnologia sviluppata finora attorno alla lavorazione del petrolio per sviluppare carburanti per la mobilità in grado di essere accettati nel mondo delle sempre più severe regole ambientali imposte come standard a livello internazionale. Un cammino iniziato con la creazione all'interno dell'Up del Gruppo strategico carburanti ed energie alternative per la mobilita', istituito in Unione nel 2018.  Dato il percorso evolutivo avviato, spiega una nota dell'associazione "si è ritenuto che la denominazione Unione Petrolifera non comprendesse più pienamente, già oggi, le attività delle associate e, a maggior ragione, in prospettiva. Si è  quindi ritenuto necessario individuare una nuova denominazione, in grado di descrivere questa nuova realtà, recependo la trasformazione avviata e, al contempo, consolidando i valori dell'Associazione. E' infatti di prioritaria importanza non perdere il patrimonio di credibilità, competenza e responsabilità costruito in oltre settanta anni da Unione petrolifera".

Il futuro

In attesa della benzina el futuro l'industria petrolifera deve fare i conti con la crisi Covid. Nel corso 2020 la fattura petrolifera potrebbe ridursi di 9,7 miliardi di euro rispetto al 2019, attestandosi intorno a 12 miliardi di euro, nell'ipotesi si mantengano fino al fine anno gli attuali valori medi del cambio e delle quotazioni. A dichiararlo il presidente di Unione petrolifera, Claudio Spinaci. Secondo il quale la fattura petrolifera è ai minimi storici, più bassa di quella del 2016 in concomitanza con il crollo del prezzo del petrolio. Nel 2020 la riduzione della fattura deriva non solo dalle minori quotazioni e dalle minori quantità importante, ma anche dalla ripresa della produzione nazionale di greggio che generato circa 1,3 miliardi di euro di risparmio. In questo contesto si stima un calo di greggio importato in Italia del 36 per cento in dollari e 37 per cento in euro.