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directions_boatMsc Grandiosa rientra a Genova mentre Anastasia è ancora bloccata in Cina

Stagione no per le crociere e preoccupazioni per la portarinfuse

Fincantieri

Msc Grandiosa è rientrata a Genova dopo l'ultima crociera della stagione più travagliata del settore. Dopo i 30 milioni di passeggeri movimentati nel 2019, con la previsione di ulteriore balzo a 32 milioni per l’anno che si sta per concludersi, nessuno avrebbe mai immaginato che questo sarebbe stato invece l’anno zero per l’industria crocieristica.

Per colpa del covid, rimanendo all'Italia, i passeggeri movimentati nel 2020 hanno subìto un crollo del 93% riportando indietro il settore ai numeri del 1993. Msc si è rimboccata comunque le maniche, cercando di dare il segnale per cui le crociere sono ancora vive: ha fatto ripartire la sua ammiraglia Grandiosa lo scorso 16 agosto, movimentando, nonostante tutto, senza incidenti, oltre 30.000 ospiti (incluse due crociere di Msc Magnifica) con punte di 2.000 persone imbarcate a viaggio.

Msc non è impegnata solo sul versante delle crociere: è in prima linea anche sulla linea dei cargo. anche in questo caso, con problematiche non del tutto semplici. La compagnia di navigazione guidata da Gianluigi Aponte, infatti, chiede una soluzione urgente per il cambio di equipaggio della portarinfuse Anastasia, bloccata al largo delle coste della Cina settentrionale tra le dozzine di navi in rada vicino al porto di Caofeidian.

In una nota, la compagnia sostiene di avere "ripetutamente richiesto durante il viaggio della nave che i marittimi a bordo venissero rilasciati così da poter tornare a casa dalle loro famiglie. Queste proposte non sono ancora state attuate dai noleggiatori che determinano i movimenti della nave" spiega Msc. La Cina ha vietato il cambio di equipaggio nei porti nazionali a causa delle restrizioni covid-19 e le richieste di metà dicembre di Msc per un cambio di equipaggio all'ancora o in Giappone, a pochi giorni di navigazione, non sono state soddisfatte.

“In qualità di operatore tecnico della nave, Msc è molto preoccupata per il benessere di questi marinai ed è in contatto regolare con loro e con le loro famiglie a terra, oltre a fornire un supporto psicologico a distanza. Molti membri dell'equipaggio sono stati in mare per diversi mesi più a lungo di quanto inizialmente previsto. Dopo che le autorità locali hanno recentemente bloccato il tentativo di Msc di inviare un medico a visitare la nave, la compagnia sta attualmente cercando di rimediare a questo problema attraverso i canali diplomatici”, fanno sapere dalla compagnia.

"I tentativi quotidiani di Msc di cercare una soluzione seguono diversi mesi di proposte per consentire alla nave di effettuare uno scalo che faciliterebbe il soccorso dell'equipaggio - spiega ancora la compagnia - Msc ha tentato per la prima volta di cambiare l'equipaggio dell'Anastasia a Hong Kong nel giugno 2020. Un successivo tentativo è stato effettuato all'inizio di agosto a Hong Kong ma è andato a vuoto per colpa delle autorità locali che hanno posto il divieto a causa delle restrizioni covid. Sempre in agosto, le autorità giapponesi hanno approvato l'attracco della nave all'isola di Mitusure in Giappone, ma la richiesta non è stata attuata: da agosto a dicembre, sono stati rifiutati anche ulteriori tentativi di consentire un cambio di equipaggio a Manila, Hong Kong, Singapore e Busan".

"Msc - prosegue la nota - è profondamente preoccupata per il fatto che nessuna di queste soluzioni abbia funzionato finora. Msc, in quanto operatore tecnico della nave, non può semplicemente ordinare al comandante di deviare verso un porto per un cambio di equipaggio, poiché la nave potrebbe essere arrestata. Ciò non farebbe che perpetuare il problema e potrebbe far sì che l'equipaggio rimanga a bordo anche più a lungo del necessario".

"Msc ha già condiviso informazioni con varie autorità e incoraggia i governi a interessarsi a forgiare una soluzione a questo crescente problema umanitario, non solo per i marittimi a bordo dell'Anastasia, ma anche su dozzine di altre navi non Msc nell'area che potrebbero essere bloccate in una situazione simile a causa di problemi commerciali tra Cina e Australia. Abbiamo portato la questione all'attenzione dell'Organizzazione marittima internazionale delle Nazioni Unite e di altri enti governativi e industriali internazionali", conclude la nota della compagnia ginevrina.