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flightUn 2021 complicato per Profumo

Si infittiscono le voci che vedono l'ad fuori da Leonardo a marzo, dopo aver firmato il bilancio

Ormai non passa giorno senza che il nome di Alessandro Profumo non venga fuori per qualche affaire. L'ultimo in ordine di tempo è apparso sul quotidiano "La Verità", diretto da Maurizio Belpietro. Un articolo del 22 dicembre 2020 tira in ballo Profumo addirittura in relazione alla recente spy story intorno delle mascherine di Arcuri. A farne il nome è Mario Benotti, qualcosa di più di un giornalista Rai in aspettativa: secondo la Procura di Roma lui ed almeno altri due soci d’affari, l’ingegnere milanese Andrea Vincenzo Tommasi e l’ecuadoriano Jorge Solis, sarebbero diventati milionari, grazie a 63,5 milioni di provvigioni, sfruttando le relazioni personali di Benotti con il commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri. I tre, insieme ad altrettanti indagati, sono accusati di traffico illecito di influenze. Benotti, in una mail avente ad oggetto la vendita di mascherine, fa riferimento alla società Optel che si scopre è partner di Leonardo. In realtà, scrive il giornale di Belpietro, da Leonardo spiegano che l’azienda ha fatto parte del consorzio Optel, in cui deteneva il 20,9%, ma ne è uscita l’11 giugno 2015. Fatto sta, dice sempre "La Verità", che, almeno negli ultimi tempi i rapporti tre Benotti e Leonardo non devono essere dei migliori, considerando i toni di una telefonata captata nell’inchiesta sulla Link University della pm fiorentina Christine von Borries. Ma che c'entra Leonardo con le mascherine? È la Procura di Roma, come riporta il quotidiano, a cercare di capire il nesso: nell’inchiesta sulle mascherine, infatti, la procura sta approfondendo i rapporti tra Leonardo e la presunta cricca che ha fatto arrivare in Italia 801 milioni di dispositivi di protezione dalla Cina. Benotti vanta rapporti con Leonardo ma qualcosa è andato storto, visto che nella telefonata intercettata e riportata dal quotidiano "La Verità", Benotti si rivolge a Vincenzo Scotti, fondatore e presidente della Link University dicendo, riferito a Profumo: "...Io vado alla Procura della Repubblica ed a Profumo gli faccio finire la carriera! Io gli faccio finire la sua carriera. Enzo, io vado alla procura della Repubblica e tiro fuori tutto e gli faccio saltare..gli faccio finire la carriera...".

Questa è l'ultima. Ma su Profumo le notizie continuano a uscire, quando non sui giornali a mezza bocca o tra indiscrezioni. Intanto, si infittiscono le voci che lo vogliono fuori da Leonardo a marzo 2021. Prima la firma del bilancio, poi chissà. Sul suo operato pesano troppo i quasi 6 miliardi di debito che Leonardo ha accumulato quest'anno e una strategia che non convince quasi nessuno. La scorsa settimana è arrivata la notizia che Leonardo ha siglato un contratto di finanziamento per 200 milioni con la Bei, la Banca europea per gli investimenti, prestito che mira a sostenere i progetti d’investimento per lo sviluppo tecnologico previsti dal piano industriale del gruppo, incrementando il sostegno da parte di Bei agli investimenti relativi al progetto di finanziamento sottoscritto il 29 novembre 2018. Questa è la terza operazione realizzata tra Bei e Leonardo: la prima, da 500 milioni, nel 2009, era finalizzata allo sviluppo ed alla produzione di componenti aeronautici tecnologicamente innovativi. La seconda è del 2018 da 300 milioni: adesso la terza operazione che assicura, in un generale contesto di emergenza causato dal Covid-19, un incremento del supporto concesso da Bei agli investimenti inclusi nel progetto di finanziamento sottoscritto il 29 novembre 2018. Il nuovo contratto è finalizzato a sostenere progetti di investimento in quattro aree specifiche di intervento relative allo sviluppo di prodotti ad alto contenuto tecnologico nel settore elicotteristico, cybersecurity, advanced manufacturing (Industry 4.0) ed in interventi infrastrutturali per aumentare l’efficienza produttiva. Insomma, una Leonardo tutta hi-tech, a scapito degli altri settori storici in cui potrebbe ancora farla da padrona. Al di là dei proclami di Profumo ("questo ulteriore finanziamento è, in questo momento, un contributo importante per sostenere lo sviluppo di prodotti e tecnologie sempre più innovativi volti ad incrementare l’efficienza dei nostri stabilimenti e rafforzare la nostra competitività nel settore”) i più si chiedono cosa, in soldoni, farà di questi 200 milioni un'azienda che ha un'emorragia di liquidi da quasi 6 miliardi di Euro. E non sanno trovare una risposta sensata.

Pochi giorni fa è stato firmato con le organizzazioni sindacali l'accordo sulla nuova formazione. I sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom ed Uilm hanno siglato con Leonardo, per la sua divisione aerostrutture, "una intesa importante perché a fronte dei devastanti impatti mondiali della crisi dell'aeronautica civile legata alla pandemia, impedisce l'utilizzo massiccio di cassa Integrazione che avrebbe pesantemente colpito oltre 4000 lavoratori". Le risorse arriveranno dal Fondo Nuove Competenze, una misura di politica attiva del lavoro introdotto dal "Decreto rilancio". L’accordo è stato firmato per i siti di Pomigliano d’Arco, Nola, Foggia e Grottaglie: per i primi due sarà attivato il programma d’investimento Nemesi che prevede, tra le altre cose, l’internalizzazione di una linea produttiva dell’ATR attualmente operante in Cina.

Niente si sa, invece, sulle mosse di Profumo circa Piaggio Aerospace. Sono tanti quelli che vorrebbero che, ad aggiudicarsi il gioiello, fosse proprio Leonardo e ci si chiede perché Profumo non faccia scattare un'offerta di quelle che non si possono rifiutare, anche perché sul tavolo del commissario straordinario Vincenzo Nicastro le manifestazioni di interesse si sono moltiplicate: oltre a quella di Leonardo, ci sono quelle di alcune aziende cinesi ed una di Phase Motion Control, azienda genovese fondata nel 1985 dall'attuale presidente Marco Venturini: con un fatturato da quasi 100 milioni di Euro produce, tra l'altro, motori per grandi telescopi, ed utilizzerebbe Piaggio Aerospace nel suo progetto di punta, il P-180 elettrico.

Nonostante una ripresina momentanea, non va bene nemmeno il titolo in Borsa, a Piazza Affari: recupera qualcosa e sale a 5,7 Euro recuperando qualcosa dal minimo storico (raggiunto quest'anno, sotto la guida Profumo, a 4,4 Euro) anche se nessuno dimentica che quando l'ex-banchiere ha preso in mano il timone dell'azienda nel 2017 il titolo veleggiava col vento in poppa ad oltre 15 Euro. Anche il mercato, insomma, attende gli eventi.