info

directions_boatLa mareggiata di Napoli mette a nudo le fragilità italiane

Conftrasporto, Merlo: "Subito un piano di resilienza marina contro i nuovi pericoli meteo"

Fincantieri

Quella di lunedì 28 dicembre 2020 è stata una forte mareggiata che ha colpito il lungomare Caracciolo di Napoli. Il Comune ha fatto sapere che ci sono stati danni ai parapetti dei marciapiedi nel tratto da Piazza Vittoria alla sede universitaria, alle auto e alle strade. E sono stati oltre 70 gli interventi dei vigili del fuoco. Il mare ha in più punti invaso la carreggiata, portando sull’asfalto anche molti detriti e creando grandi problemi alle auto in transito. Danneggiate le installazioni esterne di ristoranti e pizzerie del lungomare di Napoli dalla forte mareggiata di questa notte, con l’acqua giunta fin dentro i locali. Danni anche agli stabilimenti balneari di via Partenope e Posillipo. Salvi invece i circoli nautici, anche se più vicini al mare in tempesta, grazie alla posizione diversa rispetto al forte vento di libeccio che si è abbattuto sulla città.

Il maltempo e i danni provocati in una delle zone più belle d'Italia ha scatenato dure reazioni. Una di queste è di Federlogistica Conftrasporto che, anche sulla base di importanti studi specifici condotti in collaborazione con Enea, aveva già due anni fa fatto scattare il segnale di allarme. E lo stesso aveva fatto più volte proprio Confcommercio Napoli.

Non è certo piacevole ottenere dalla realtà conferma di previsioni negative e catastrofali, fanno sapere da Federlogistica in una nota. Forse, dicono, è davvero venuto il momento che il sistema paese assuma contezza del fatto che il litorale italiano, e non alcuni casi isolati, è oggi e sarà ancora più domani esposto a rischi di vera e propria cancellazione sia per l’innalzamento in atto del mare, sia per fenomeni meteo marini come la mareggiata che ha impattato in queste ore il golfo di Napoli.

"In occasione della presentazione dello studio nel 2019 - ricorda Luigi Merlo, presidente di Federlogistica - avevamo evidenziato come proprio Napoli figurasse ai primi posti nella lista delle località più a rischio per l’innalzamento del mare. Cosa è stato fatto nel frattempo? Nulla. Avevamo affermato a chiare lettere che Venezia è solo il simbolo evidente di un fenomeno generalizzato. In altre parole, Venezia è la punta di un iceberg, che nell’arco di pochi anni, rischia di colpire e far finire sotto l’acqua più del 50% delle nostre coste e delle spiagge letteralmente spazzandole via".

Contrariamente a molti paesi come l’Olanda, il Giappone, Singapore e parte degli Stati Uniti, l’Italia - denuncia Merlo - è all’anno zero nella costruzione di un progetto di resilienza marina. Noi, come Federlogistica Conftrasporto - conclude Merlo - continueremo a batterci in prima linea per far capire come questo tema debba essere collocato in cima alla lista delle priorità del paese e delle sue istituzioni, e trovare spazio da subito nei progetti da presentare e finanziare con il recovery fund".