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directions_cardirections_boatRecovery plan: a Eni 2,7 miliardi di Euro

Lo sdegno di Greenpeace, Legambiente e Wwf

Fincantieri

I progetti Eni per il centro di cattura e stoccaggio di CO2 a Ravenna, ma anche per la realizzazione o conversione di altri impianti della multinazionale energetica. Sono le novità spuntate, secondo tanti a sorpresa, nella seconda bozza del Piano nazionale ripresa e resilienza. Per questo una parte delle risorse del recovery fund destinate, quelle destinate alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica andrebbero al cane a sei zampe.

Si parla di circa 6,3 miliardi di Euro complessivi, di cui 2,7 toccheranno a Eni secondo la nuova versione del recovery plan: 1,35 miliardi verranno utilizzati per lo sviluppo del primo hub di decarbonizzazione nell’Europa meridionale, costruendo a Ravenna un sistema di cattura, trasporto e iniezione del carbonio "prodotto dal distretto industriale di Ravenna-Ferrara-Porto Marghera nonché dalla produzione di idrogeno decarbonizzato e di energia elettrica". L’intero investimento dovrebbe completarsi entro marzo 2026. Lo stesso intervento economico copre altri due progetti: l’installazione di un impianto industriale di mineralizzazione della CO2 e un progetto legato alla coltivazione di microalghe.

Il secondo intervento (altri 1,35 miliardi) prevede sei investimenti. Tra questi la conversione della raffineria di Livorno in una bioraffineria per produrre Hvo (Hydrotreated vegetable oil) e la trasformazione della raffineria di Gela, anche in questo caso, in una bioraffineria con il rilancio di competitività del sito produttivo Biojet (carburante bio per trasporto aereo).

Una parte dei fondi previsti dal piano, poi, sarà utilizzata nella costruzione di un impianto integrato Waste to Methanol (WtM) presso la raffineria di Livorno per produrre idrogeno o metanolo da impiegare come combustibile derivato da carbonio riciclato, nella realizzazione di quattro impianti che dovrebbero recuperare fino a 600 kt all’anno di rifiuti organici per la produzione di bio-olio e biometano, per integrare e potenziare lo stabilimento di Crescentino (Vercelli) della Versalis, azienda chimica di Eni, per produrre etanolo e bioetanolo da materie prime rinnovabili e per la costruzione di un impianto per produrre polimeri ottenuti da processi di pirolisi da utilizzare nella realizzazione di nuove plastiche.

Di fatto, l’ultima versione del documento datata 29 dicembre 2020, anche complice la destinazione di risorse al cane a sei zampe, ha scatenato lo sdegno di Greenpeace, Legambiente e Wwf. Sotto accusa due voci: i progetti di decarbonizzazione con tecnologie di ccus (cattura, trasporto, riutilizzo e stoccaggio della CO2) che ruotano attorno alla realizzazione del più grande centro per la cattura e stoccaggio di anidride carbonica al mondo e quelli per la produzione di combustibili alternativi o bioplastica. "Da mesi chiediamo un Piano Nazionale Ripresa e Resilienza partecipato – scrivono le associazioni – per evitare un Pnrr delle partecipate, come alcune indiscrezioni delle ultime settimane lasciavano temere ma siamo stati ampiamente smentiti".

"L’aspetto che riteniamo più irritante - spiega a ilfattoquotidiano.it il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani - è che parliamo di un’azienda a parziale capitale pubblico che fattura ogni anno 70 miliardi di euro. Se vuole realizzare questi impianti dovrebbe farlo con i propri soldi e non con quelli dei contribuenti europei".

Anche per Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, "queste risorse devono essere utilizzate per una vera transizione ecologica e non solo a misure pseudo-compensative che hanno come obiettivo quello di consentire a Eni di non far deprezzare i propri asset, in primis il gas".