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Automotive europea sfida la Cina

De Meo: "Serve collaborazione tra iniziativa privata e dirigismo pubblico, investire in tecnologie"

Otto punti percentuali di Pil, 13 milioni di posti di lavoro, il 30% degli investimenti in ricerca e sviluppo: questi i numeri del settore automobilistico in Europa. Tuttavia, il mercato nel Vecchio continente sta affrontando un cambiamento epocale: nel periodo di passaggio dal motore endotermico a quello elettrico la Cina sta affermandosi come potenza globale che rischia di abbattere alcuni punti fermi nel Vecchio continente. 

"Il 2023 è l'anno in cui l'Europa ha preso consapevolezza del fatto che la Cina è il nuovo colosso dell'industria automobilistica. Dopo lo spettacolare sviluppo di Tesla, noi europei sappiamo che è giunta l'ora delle sfide. Un settore che in Europa vale 13 milioni di posti di lavoro. Basta eliminare l'industria automobilistica e l'Europa si ritrova con una bilancia commerciale in deficit strutturale", ha spiegato Luca De Meo, presidente di Renault Group. 

"Gli europei -ha aggiunto- si trovano ora in una posizione di relativa fragilità. I cinesi controllano il 75% della produzione mondiale di batterie. A questo primo squilibrio si aggiunge un secondo rispetto agli Stati Uniti, che incentivano massicciamente la loro industria. Noi sforniamo regolamenti, spesso con poca coerenza, facendo fatica ad affrontare le sfide in modo olistico". 

Infine, conclude De Meo: "Come antidoto alla caotica proliferazione dei diktat delle varie autorità, occorre creare uno sportello unico. È nostra responsabilità inventare modelli aziendali ibridi, tra iniziativa privata e dirigismo pubblico, che ci permetta innanzitutto di tutelarci e rafforzarci per poi ripartire alla conquista del mondo, a medio e lungo termine, investire in nuove tecnologie e proporre offerte commerciali" che raccolgano la sfida della sostenibilità.

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