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directions_boatLeasing nautico, il no del Senato mette a rischio il settore

Definito "sconcertante" lo stop alla regolamentazione dell'Iva

La ruggine esplosa nei giorni scorsi fra maggioranza di governo e presidenza del Senato fa una vittima eccellente: l’industria nautica. Il settore si vede cancellare in extremis dal Decreto legge Agosto un pacchetto di misure fiscali volte ad annullare il divario fra procedure italiane e francesi. Si tratta di un gap che spinge le nostre aziende a delocalizzare le proprie sedi legali oltralpe o a Malta e, di conseguenza, a versare lì le imposte. 

La materia è complicata, ma il punto è chiaro: poiché secondo la direttiva europea l’imponibile Iva relativo a un'unità da diporto dipende dal tipo di navigazione effettuata, del versamento dell’Iva non può che rispondere il proprietario della barca. Questo accade, infatti, in Francia. Da noi, al contrario, fino a oggi è il fornitore dei beni e dei servizi a doverne rispondere all’erario: in pratica, il cantiere costruttore della barca, la società di leasing che ne ha finanziato l’acquisizione o il prestatore di tutti quei servizi che vanno dalla manutenzione dello scafo e delle attrezzature fino al pieno di carburante. 

Le norme richieste dalle associazioni di categoria e avallate dal ministero dell’Economia spostavano la responsabilità del versamento Iva su queste operazioni (e i contratti di leasing nautico) proprio in capo al proprietario dell’unità. Niente. Nonostante il voto positivo in Commissione bilancio, l’inserimento nel maxi emendamento del governo e la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, nella notte del voto di fiducia, il 6 ottobre scorso, pochi giorni fa, sul Dl Agosto è arrivata la comunicazione firmata dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellat, che le ha stralciate dal testo. 

"Il nostro sconcerto è assoluto. La nautica è un settore che cresce a doppia cifra ininterrottamente da cinque anni e nel 2019 sfiora i 5 miliardi di euro (12 miliardi con la filiera), +12% rispetto al 2018. Esportiamo l’86% del fatturato, diamo lavoro a oltre 183.000 persone con un incremento di 10.000 unità solo l'anno scorso"

sbotta Saverio Cecchi, presidente di Confindustria nautica. A rincarare la dose ci pensa Carlo Mescieri, presidente di Assilea, l'associazione italiana del leasing:

"Il leasing è il carburante di questo settore, visto che alimenta il 90% del fatturato interno. Solo dai contratti di leasing nautico lo Stato incamera 72 milioni di euro l’anno di Iva, senza contare contratti e relative imposte generati dai cantieri e dalle piccole imprese artigiane della filiera che ricorrono al lease per finanziare il rinnovo dei macchinari. Oggi ci troviamo di fronte a un cambio di modalità del calcolo dell’imponibile Iva che, salvo ripensamenti, dovrebbe partire dal 1 novembre, facendoci perdere competitività rispetto agli altri paesi Ue. È impensabile che in questa situazione di incertezza il rischio sull’osservanza delle norme fiscali rimanga sulle spalle degli operatori e non dei clienti"

Un’amarezza che trova conferma proprio nei numeri di Assilea: mentre il totale dello stipulato perde il 25% a seguito del calo del pil, nei primi nove mesi del 2020 la nautica ha già fatto tutti i volumi del 2019 e si avvia a un trend del +30% per la fine dell'anno. simbolo di un settore in salute che, però, potrebbe ammalarsi molto presto.