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La diga del porto di Genova potrebbe diventare "militare"

Tale definizione potrebbe aggirare il problema di tempi e costi

La nuova diga del porto di Genova potrebbe essere usata non solo dal traffico civile, ma anche per difesa italiana ed europea. Questa sarebbe la motivazione con cui il presidente della Regione Liguria Marco Bucci vorrebbe rendere la maxiopera da 1,3 miliardi di Euro (830 milioni di fondo complementare al Pnrr e 270 milioni di prestito della Banca europea degli investimenti, Bei) una priorità per i ministeri delle Infrastrutture e della Difesa. 

Dal momento che le risorse finanziarie destinate al progetto sono esigue, dando all'opera una valenza militare si potrebbe facilmente aggirare il problema dei tempi e dei costi. Una prima parte della diga doveva essere realizzata entro il 2026 (950 milioni di Euro), mentre la seconda entro il 2030 (da 350 milioni di Euro). Sarebbero previsti 330 milioni di Euro dal fondo per la seconda trance se tutto si concludesse entro le scadenze - Bucci aveva affermato che i lavori sarebbero finiti al massimo a metà 2027 -, ma sembra che i tempi saranno più lunghi. Il quadro economico, inoltre, sembra essere lievitato a 470 milioni, la Bei non avrebbe ancora confermato il prestito e la Procura europea starebbe svolgendo un'inchiesta sull'ex-presidente del porto Paolo Signorini per turbativa d'asta e su due rappresentanti dell'appaltatore per indebita percezione di erogazioni pubbliche e malversazione. Tutti elementi che vanno a complicare la riuscita della realizzazione della diga in tempi brevi: darle una valenza militare potrebbe risolvere la situazione. 

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