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Tensioni geopolitiche fermano chip: Honda riparte a Celaya

Esenzioni all'export e sospensione olandese riaprono flussi: lezioni sulla resilienza delle catene

Honda ha riavviato la produzione nello stabilimento di Celaya (Messico) dopo uno stop di circa tre settimane causato dall'interruzione delle forniture di semiconduttori provenienti dalla Cina. Lo stabilimento, fermo dalla fine di ottobre, era rimasto senza chip forniti da Nexperia —società con sede nei Paesi Bassi sotto il controllo del gruppo cinese Wingtech— che ha sospeso le consegne a valle di tensioni geopolitiche. 

La crisi è esplosa tra fine settembre ed ottobre, quando il governo olandese, su sollecitazione degli Stati Uniti, ha annunciato un intervento nella governance di Nexperia per presunte carenze gestionali. Pechino ha risposto imponendo limiti all'esportazione di componenti prodotti sul suo territorio, scatenando impatti a catena sulle catene di fornitura globali e forzando tagli produttivi a costruttori come Honda e Nissan. La situazione si è sbloccata l'11 novembre, quando la Cina ha concesso esenzioni all'export per semiconduttori destinati ad usi civili che rispettino criteri specifici; in parallelo, l'Olanda ha annunciato la sospensione dell'ingerenza su Nexperia, contribuendo al ripristino delle forniture ed al ritorno all'operatività degli impianti. L'episodio ha già avuto ripercussioni economiche: all'inizio di novembre Honda ha rivisto al ribasso le previsioni di vendita in Nord America di 110.000 unità, fissandole a 1,57 milioni per l'esercizio in corso. 

Anche Nissan ha dovuto ridurre la produzione domestica per effetto delle stesse discontinuità nella catena dei componenti. L'evento mette in luce la vulnerabilità delle supply chain automotive alle oscillazioni geopolitiche e l'importanza strategica di diversificare fonti e scorte di semiconduttori.

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