Auto elettriche, Fisker rinuncia alle batterie allo stato solido

La produzione di massa è per ora impossibile

Fisker è una start-up americana che si è specializzata nella produzione di auto elettriche, un business dal potenziale enorme come pochi altri. Uno dei suoi progetti più promettenti, però, è stato messo da parte: si tratta delle batterie allo stato solido che questa azienda a stelle e strisce voleva introdurre per il mercato in questione, una rinuncia che ormai è quasi ufficiale. Eppure Fisker ha parlato spesso con entusiasmo degli oltre 250 mila veicoli ad alimentazione elettrica da produrre a partire dal 2023. Che cos’hanno dunque queste batterie che non vanno? I brevetti erano stati depositati da tempo facendo pensare ad un altro “finale”. Il motivo dell’inversione di rotta è presto detto: si è capito che la produzione di massa è impossibile, per lo meno in questo preciso periodo storico. Persino la start-up ha ammesso di aver esagerato con l’esaltazione dei progressi finora ottenuti, visto che si era detto in più di una occasione di uno sviluppo della tecnologia giunto a circa il 90%.

Proprio quel 10% mancante però sembrerebbe essersi rivelato il principale ostacolo per giungere ad un vero e proprio sviluppo destinato alla commercializzazione. Le prospettive che riguardano le batterie di questo tipo devono essere riviste con prudenza. Sembra che per l’introduzione effettiva si dovranno attendere 6 o 7 anni ancora, visto che con la tecnologia pronta servirebbe un triennio prima dell’avvio della produzione su larga scala, oltre ai 36 mesi necessari per le verifiche dell’efficienza. Comunque l’azienda QuantumScape ha fatto intendere come le celle allo stato solido potrebbero avere un futuro più immediato, visto che la produzione pilota è già cominciata con l’obiettivo di velocizzarne la produzione con una linea ad hoc e la realizzazione di 100 mila esemplari a partire dal 2023. La speranza è che l’attesa non sia inutile come quella teatrale di Godot.