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Giurì sospende campagna BYD per pubblicità ingannevole

Precedente normativo: il caso apre il dibattito sulle comparazioni tecniche e la trasparenza

Il Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha ordinato la sospensione della campagna “Operazione Purefication” lanciata da BYD Italia: secondo la pronuncia, i messaggi promozionali sono “ingannevoli e denigratori”, con profili illeciti nella comparazione. La campagna, attiva dall’inizio dell’anno e diffusa su tv, radio e web, offriva un contributo fino a 10.000 Euro per rottamare vetture dotate di cinghia a bagno d’olio — un chiaro riferimento ai modelli ex‑Peugeot (oggi nel Gruppo Stellantis) equipaggiati con il motore PureTech 1.2. 

Stellantis si era rivolta al Giurì e ha espresso soddisfazione per la decisione, che, secondo la casa, tutela sia i consumatori sia i concorrenti da pratiche pubblicitarie scorrette. La pronuncia intima la cessazione immediata delle trasmissioni audio e video e la rimozione dei materiali dalle concessionarie di pubblicità; il dispositivo è stato già inoltrato agli operatori ma il testo integrale non è ancora stato pubblicato. 

Dal punto di vista commerciale e regolamentare, la vicenda rilancia il tema della correttezza comparativa in campagne di concorrenza aggressiva: per Stellantis la competizione deve basarsi su qualità dei prodotti e comunicazioni trasparenti e complete. BYD non ha ancora rilasciato una dichiarazione pubblica sul provvedimento. La decisione del Giurì rappresenta un precedente rilevante per campagne che mettono a confronto tecnologie e componentistica meccanica, quali i sistemi di distribuzione a bagno d’olio, spesso oggetto di dibattito tecnico e percezione del mercato.

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