La Capitaneria di Porto di Genova ha pubblicato il rapporto annuale 2025 sulle ispezioni per il contrasto dell’inquinamento atmosferico da traffico marittimo, presentato sotto la guida dell’ammiraglio Antonio Ranieri.
Il documento fotografa l’attività ispettiva svolta nel corso dell’anno: 31 non conformità riscontrate e 8 provvedimenti di fermo nave nei casi più gravi, misure necessarie per garantire il rispetto delle regole internazionali sulle emissioni. Gran parte dei controlli si è concentrata sugli ossidi di azoto (NOx). Le verifiche non sono meri accertamenti amministrativi, ma interventi tecnici che possono comprendere ispezioni invasive sui gruppi motopropulsori: iniettori, pompe, teste dei cilindri e turbine sono analizzati per accertare la corretta marcatura Imo Id e la corrispondenza al Technical File approvato.
Sul punto, una recente decisione del Tar Liguria ha confermato la legittimità dell’azione della Guardia Costiera, ribadendo che il Technical File è vincolante e che l’assenza della marcatura Imo costituisce motivo sufficiente per il fermo. Dal primo maggio il Mediterraneo entra nella SecaA, imponendo combustibili con zolfo ≤0,10%. Genova aveva già anticipato l’obbligo con il protocollo volontario Genoa Blue Agreement; parallela all’attività ispettiva, la Capitaneria ha intensificato il monitoraggio delle emissioni visive ed il dialogo operativo con gli operatori, ottenendo una riduzione delle criticità più ricorrenti. Resta aperta la questione del cold ironing per dotare il porto di alimentazione da terra e limitare le emissioni in banchina. L’approccio adottato combina controllo tecnico, prevenzione e relazioni territoriali: la partecipazione all’Osservatorio Ambiente e Salute del Comune di Genova ha favorito il confronto tra istituzioni, enti tecnici, operatori e comunità, orientando le attività verso un equilibrio tra crescita portuale e qualità dell’aria.