La brusca revisione del quadro regolatorio negli Stati Uniti, insieme ai dazi sull’import di auto e componenti, ha pesato sui conti di Honda, che nell’anno fiscale 2025-26 ha chiuso con una perdita di 423,9 miliardi di yen, pari a 2,7 miliardi di dollari. Per il costruttore giapponese si tratta della prima perdita annuale in assoluto.
Secondo quanto comunicato dalla casa automobilistica, l’impatto riconducibile alle attività nel settore dei veicoli elettrici è stimato in 2.500 miliardi di yen, equivalenti a 16 miliardi di dollari. La maggior parte di questi costi è stata sostenuta nell’anno fiscale appena concluso e in quello in corso, a conferma della pressione esercitata sulla strategia industriale del gruppo.
Nel suo bilancio, Honda ha spiegato che “la domanda di veicoli elettrici è diminuita considerevolmente, a causa dell’allentamento delle normative ambientali negli Stati Uniti e di altri fattori”. Nel frattempo, diversi analisti hanno sostenuto che il gruppo abbia spinto sull’elettrico con tempi troppo stretti e con obiettivi eccessivamente ambiziosi, in una fase in cui molti mercati non erano ancora pronti.
La scelta ha portato la casa giapponese a rivedere in profondità i propri programmi, fino ad abbandonare numerosi progetti legati ai modelli a batteria, inclusi quelli sviluppati insieme a Sony Corp. all’interno di una joint-venture.
Il contesto politico statunitense ha contribuito a complicare ulteriormente lo scenario. L’amministrazione di Donald Trump ha ridotto gli incentivi per i veicoli elettrici e ha bloccato i finanziamenti destinati agli Stati che volevano installare nuove stazioni di ricarica, pur in una fase segnata dall’impennata dei prezzi della benzina dovuta alla guerra in Iran. Lo scorso anno il capo della Casa Bianca a inoltre fermato le rigide norme californiane sull’elettrico, invertendo la rotta sulla transizione verso soluzioni più ecologiche.
Anche i dazi imposti dal presidente americano su auto e componenti importati hanno inciso sui risultati di Honda. Pur essendo stati ridotti al 15% dal 25% iniziale, hanno comunque continuato a comprimere la redditività del gruppo.