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Nomine in stallo, maggioranza divisa su Consob e Antitrust

Il braccio di ferro nella coalizione rallenta le designazioni

La partita sulle nomine delle autorità amministrative indipendenti è arrivata ad un punto di attrito che dentro la maggioranza nessuno riesce più a minimizzare. Il dossier più caldo resta quello di Consob, ma lo strappo tocca ormai anche Antitrust e, sullo sfondo, la futura scadenza dell’Anac (Anticorruzione). Nel consiglio dei ministri, il fronte è quello che da settimane si intravedeva: Forza Italia contro Lega, con Fratelli d’Italia non estranea alle tensioni che stanno rallentando la chiusura dei dossier.

A far esplodere il clima è stato il passo indietro del sottosegretario leghista Federico Freni, per mesi indicato come unico candidato ufficiale alla presidenza della Consob. Dopo la mancata nomina nell’ultimo cdm e dopo le prese di posizione degli azzurri, Freni ha preso atto del veto sul suo nome e ha rinunciato, ma la sua uscita di scena ha reso ancora più evidente il conflitto in corso. Il no è stato ribadito dal vicepremier Antonio Tajani, che continua ad escludere un profilo politico: "Ho sempre detto che alla Consob deve andare come guida una figura non di partito, ma un tecnico", ha ripetuto anche ieri.

La rinuncia di Freni non ha però chiuso la questione, anzi. Con il nome indicato dalla Lega ormai accantonato, si sono irrigiditi i passaggi anche sulle altre caselle, non soltanto sulla Consob, che da cinque mesi resta senza vertice. Armando Siri, leghista, ha rivendicato al "Corriere della sera" la scelta di Freni come un gesto di distensione: "Freni ha fatto un gesto di generosità, sottraendo la vicenda alla polemica, più mediatica che politica. Vegas prima di lui è stato presidente della Consob in quota FI". Siri ha richiamato anche la coerenza del metodo: se vale il criterio tecnico per la Consob, deve valere pure altrove, per esempio all’Antitrust, dove Forza Italia punta sul deputato Maurizio Casasco. "Dubito che possano valere due pesi e due misure", ha aggiunto.

Proprio l’indiscrezione su Casasco, comparsa sulla stampa, ha costretto Forza Italia a intervenire con una smentita netta delle "ricostruzioni su presunti interventi o indicazioni da parte del segretario nazionale di Forza Italia" riferite ad un deputato azzurro. La nota ha definito quelle notizie "completamente false, è una nomina di competenza dei presidenti del Senato e della Camera".

Tra le ipotesi che circolano nel perimetro azzurro c’è anche quella dell’economista Federico Cornelli, già componente dell’autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Tajani ha provato a mantenere un profilo basso:"E uno dei tecnici, vedremo quando arriverà in consiglio dei ministri la nomina e lì ne parleremo". Tuttavia, in casa Forza Italia c’è la consapevolezza che proprio la sponsorizzazione del partito potrebbe trasformare Cornelli in un nome meno spendibile.

Se si prendesse per buona la smentita sull’ipotesi Casasco, potrebbe tornare in campo un altro profilo, Saverio Valentino, già gradito sia a FI sia a FdI. Anche su di lui, però, la Lega potrebbe opporre resistenza facendo leva sulle norme: in base alla disciplina vigente non si possono svolgere due mandati consecutivi nella stessa autorità e, per l’Antitrust, i componenti nominati per sette anni non sono confermabili. Valentino rischierebbe quindi di essere considerato un nome già “bruciato”, perché una lettura forzata della norma lo vedrebbe eventualmente insediato come presidente solo per la parte residua del mandato precedente, e non per l’intera durata prevista dalla nuova nomina.

Il nervosismo non riguarda soltanto il merito delle candidature. Ad irritare gli azzurri non vicini a Tajani è anche il metodo: la gestione delle nomine alle autorità amministrative indipendenti è rimasta concentrata nelle mani del segretario, e la sua rigidità sulla Consob rischia di complicare altri dossier che restano aperti nella maggioranza.

Non è stata l’unica smentita diffusa dalla segreteria azzurra. "Il Giornale" ha pubblicato un retroscena su un possibile embrione di intesa politica tra Forza Italia e il Pd, ipotizzato a partire dall’inserimento "nella squadra" di Tajani di Susanna Schlein, sorella della segretaria dem. La replica di Forza Italia è stata secca: "Ridicole illazioni", perché "Susanna Schlein non fa parte degli uffici di diretta collaborazione del ministro Tajani, è un consigliere di ambasciata". Nella stessa nota, il partito ha ricordato che si tratta di una "diplomatica di carriera, vincitrice di concorso nel 2003, lavora insieme ad altri ottomila dipendenti pubblici".

Lo sfondo editoriale non è secondario: "il Giornale", che per anni è stato il quotidiano di famiglia dei Berlusconi e dunque vicino al partito del Cavaliere, oggi fa capo al deputato leghista Antonio Angelucci. Il quadro politico che emerge, dunque, è quello di una maggioranza attraversata da frizioni sulle nomine, con Consob ed Antitrust come snodi immediati e con il nodo dell’Anac, presieduta dal 2020 da Giuseppe Busia e in scadenza a settembre 2026, già sul tavolo. Resta aperta la domanda su quando Giorgia Meloni riuscirà a sbloccare un dossier che, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, avrebbe dovuto essere chiuso già da tempo.

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