Adm: frodi per circa 40 milioni di Euro nel commercio di autovetture

Presumibilmente collegate a criminalità organizzata

Anas Anas

I funzionari Adm della Sezione Operativa Territoriale di Pomezia, hanno concluso un’attività relativa a due società "cartiere", con sede legale fittizia nella Capitale, che ha consentito di accertare un’evasione di imposta sul valore aggiunto per un ammontare di circa 40 milioni di Euro. La frode riguarda acquisti di centinaia di autovetture provenienti dall’Unione Europea e nazionali sulle quali non è stata corrisposta l’imposta sul valore aggiunto. Un contesto che, dalle analisi delle informazioni acquisite e dall’insieme delle attività svolte, ha rilevato elementi e circostanze riconducibili ad un’ipotesi di "gestione" da parte del crimine organizzato che, da tempo, pervade il territorio laziale.

Manifestazioni della criminalità che hanno creato un’importante alterazione dei meccanismi di funzionamento del mercato delle autovetture, con una rilevante distorsione delle regole della concorrenza e della corretta allocazione delle risorse oltre, naturalmente, ad un significativo depauperamento del gettito tributario. Le modalità di frode rilevate sono le seguenti:

Per le autovetture di provenienza unionale è stata fraudolentemente utilizzata una particolare procedura d’immatricolazione riservata ai "privati" che consente, in modo semplificato, di autocertificare l’avvenuto pagamento dell’imposta dovuta senza che, presso gli uffici della Motorizzazione Civile, possano essere effettuati controlli;

Per le autovetture di provenienza nazionale è stata fraudolentemente utilizzata l’agevolazione fiscale riservata agli "esportatori abituali" che possono, al sussistere di determinate condizioni, effettuare acquisti in "sospensione d’imposta" fino al "plafond" disponibile, costituito con le cessioni intracomunitarie e/o le esportazioni e/o operazioni assimilate.

Dagli accertamenti svolti è stato inoltre possibile rilevare l’emissione di fatture relative a operazioni oggettivamente e soggettivamente inesistenti per un importo complessivo i oltre 100 milioni di Euro, nonché l’utilizzo, in detrazione di costi e di imposta sul valore aggiunto, di fatture passive per un importo complessivo di circa 35 milioni di Euro.

Gli evasori hanno fatto anche uso di atti relativi a false cessioni di quote societarie, false autocertificazioni e false fatture, quest’ultime utilizzate nelle pratiche di immatricolazione/nazionalizzazione. Dieci le persone denunciate alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, tra cui anche rappresentanti di studi commerciali che, attraverso i "contratti di domiciliazione", hanno consentito a numerose società "cartiere" di avere la copertura di sedi legali fittizie. L’attività svolta ha, inoltre, consentito di individuare numerose altre società, verosimilmente riconducibili ad un’unica organizzazione criminosa, che hanno effettuato, nel periodo dell’emergenza epidemiologica, acquisti di autovetture in ambito nazionale, in "sospensione d’imposta" con emissione di dichiarazioni d’intento, senza averne i requisiti necessari.