La svolta green comincia a farsi sentire anche nei portafogli

Secondo Fundstore, nel 2020 il comparto esg ha prodotto ritorni prossimi al 60%

Urbeaero Urbeaero

"Ragionando in ottica di portafogli è inevitabile che lo spazio guadagnato dai comparti esg è in espansione. Per quanto l’industria sia relativamente nuova, essa ha già un ruolo consolidato ed articolato in un numero crescente di sub settori non a caso negli ultimi anni si sono moltiplicati i prodotti disponibili per investire in questo comparto. Dati alla mano, nel solo 2020 la categoria ha registrato ritorni davvero notevoli, prossimi al 60%". Sono queste le conclusioni a cui giunge il report di Banca Ifigest e Fundstore, piattaforma specializzata in investimenti su fondi comuni, intitolato: "La transizione energetica e il declino del settore petrolifero".

Chiara la nuova tendenza, solo a leggere le parole di Gianni Bizzarri, amministratore delegato di Banca Ifigest e fondatore di Fundstore. "Assisteremo a un progressivo slittamento degli investimenti verso i comparti green - spiega Bizzarri - Il tema degli investimenti sostenibili è ormai centrale nelle prospettive dei mercati finanziari, così come nel campo degli investimenti pubblici". Un esempio è quello di Eni che sta programmando di costruire il più grande impianto di cattura della CO2 per la produzione di idrogeno Blu a Ravenna.

A confermare il nuovo trend ci sono molte società di gestione le cui prospettive di investimento ricadono sulle scelte di portafoglio. Credit Suisse, per esempio, ha intitolato uno dei suoi ultimi report "The decarbonizing portfolio": questo fa capire la propensione della società verso investimenti sostenibili. Altro caso, paradossale ma che rende l’idea di quale sia il trend, è quello di Norges Bank, società che gestisce il fondo sovrano norvegese e che ha fatto la sua fortuna anche grazie al petrolio dei Mari del Nord: adesso, la società ha deciso di non investire più in aziende il cui core business è sorretto dal consumo di idrocarburi.

Un quadro, quello tracciato da Fundstore, che seppure dal lato puramente finanziario, mostra un mondo (finanziario e non) che ormai ha imboccato la strada senza ritorno del green. "Tra circa 30 anni le big oil giungeranno al capolinea se il loro modello di business non si adeguerà al cambiamento - scrive Fundstore nel report - Il declino sarà inevitabile. Ben Van Beurden, amministratore delegato di Shell ha dichiarato che il petrolio e il gas dovranno finanziare la trasformazione del business societario per i prossimi anni. In generale ci sarà una diminuzione graduale degli investimenti in idrocarburi e combustibili fossili e sempre più investimenti in risorse rinnovabili".

D’altro canto, il mercato sta prendendo sempre di più le distanze da un settore che viene indicato come uno dei "nemici del processo verso la transizione energetica" e come uno dei responsabili del climate change. Da svariati anni i fondi, non solo quelli etici, stanno man mano escludendo dai portafogli i titoli di queste società, dice Fundstore. "La tendenza verso gli investimenti esg è ormai in forte crescita e molti prodotti che spingono su questo settore stanno avendo l’approvazione di investitori retail e istituzionali: l’etica e la salvaguardia del pianeta possono andare di pari passo con obiettivi di profitto ed è ragionevolmente una soluzione più efficiente per tutti", è scritto nel report.

Il business del greggio sembra avere i giorni contati e i grandi colossi, se vorranno sopravvivere nel lungo periodo, dovranno iniziare un radicale cambiamento di tendenza seguendo le indicazioni degli accordi con l’Unione Europea e le maggiori potenze mondiali e raggiungendo la cosiddetta neutralità carbonica nel giro di pochi decenni. A poco o nulla vale il nuovo balzo del prezzo del petrolio, tornato sopra i 60 dollari al barile, con le big del settore che tornano a promettere importanti guadagni agli investitori. "Questo perché - scrive Fundstore nel report - è inevitabile che le società che trattano l’oro nero come core business abbiano subito delle perdite vistose sul bilancio dopo le forti oscillazioni Infatti, nonostante le quotazioni al rialzo, una visione meno pessimistica del contesto macroeconomico e promesse di aumenti sui dividendi agli investitori, la fiducia nelle compagnie migra verso altre correnti, soprattutto su investimenti in energia rinnovabile".