I sindacati contestano la modifica dell'Autorità garante sull'autoproduzione

Filt-Cgil,Fit-Cisl e Uiltrasporti: "non porterebbe maggior sviluppo nei porti bensì maggior sfruttamento"

Fincantieri

Il tema dell'autoproduzione torna a fare discutere. Ieri l'autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha posto in evidenza i tre punti fondamentali per quanto riguarda le infrastrutture e le attività portuali all’interno del documento contenente le proprie proposte ai fini del disegno di legge per la concorrenza inviato al governo. i tre punti, che fanno discutere, sono: abrogare l’articolo del decreto Rilancio che limita l’autoproduzione nei porti, modificare l’ambito di applicazione dell’articolo 18 comma 7 della legge 84/94 limitandolo solo agli scali di ridotte dimensioni, rivedere i criteri per l’assegnazione delle concessioni nei porti e rafforzare le modalità di revoca (quest’ultimi due fattori con il tanto atteso "regolamento concessioni").

È soprattutto il primo punto, ossia la segnalazione inviata dall’Autorità per la concorrenza nel mercato al governo con la quale suggerisce di abrogare la norma che limita l’autoproduzione portuale, cioè lo svolgimento da parte dei marittimi di mansioni dei portuali, a scatenare le reazioni delle sigle sindacali Filt-Cgil,Fit-Cisl e Uiltrasporti che, oggi, rispondono con toni accesi.

"La modica che suggerisce l’Antitrust al governo non porterebbe maggior sviluppo nei porti bensì maggior sfruttamento. I porti si sviluppano con collegamenti terrestri migliori e più veloci, con adeguamenti infrastrutturali per vocazione specialistica, con investimenti immateriali per connessioni più efficaci, con procedure più snelle nei controlli alle merci - scrivono Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti - Asserire che obbligare il personale marittimo alle operazioni di carico e scarico delle navi porterebbe maggior sviluppo significa non conoscere i porti e scegliere di stare dalla parte di alcune imprese a danno del sistema complessivo e a danno dei lavoratori. Il nodo vero - dicono i sindacati - è la forte spinta di queste imprese nel voler difendere il proprio potere di mercato e favorire una liberalizzazione selvaggia dei servizi tecnico nautici e della stessa autoproduzione piuttosto che dover affidare le operazioni portuali, a determinate condizioni, ai soggetti individuati dalla legge".

"La concorrenza tra imprese fatta tagliando sui diritti e sulle retribuzioni dei lavoratori è una concorrenza malsana, non basata sulla qualità del servizio offerto come invece dovrebbe essere - proseguono le organizzazioni sindacali - L’Antitrust dovrebbe tenerne conto quando propone norme che favoriscono il dumping contrattuale e, potenzialmente, gli infortuni sul lavoro. Come sindacati chiediamo semplicemente che ognuno faccia il suo lavoro, per cui il lavoro dei portuali sia lasciato a loro, dato che hanno una formazione specifica e visto che gli infortuni sul lavoro nei porti non sono una rarità. Piangere i morti sul lavoro una volta all’anno, l’11 ottobre, nella giornata dedicata, ci sembra un po’ retorico se poi non seguono i fatti, cioè la tutela reale della salute e sicurezza dei lavoratori, che si fa anche rispettando le mansioni di ognuno".

"In ogni caso - concludono le tre federazioni - il ministero per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili, scenda in campo e si adoperi per il rispetto della legge emanando urgentemente il decreto attuativo della norma così come è opportuno affrontare con i ministeri competenti la questione del ruolo dell’Autorità dei trasporti atteso che, sempre più spesso, assistiamo a pronunciamenti discutibili".