info

Transport press agency

directions_carTarga "prova", la Cassazione si pronuncia

Una recente sentenza mette in allarme le compagnie assicurative

Da qualche tempo è salito alla ribalta delle cronache il tema della circolazione con la targa "prova". Si può fare o non si può fare? E come, di preciso? Si rischia la multa o no? Adesso arriva un nuovo interrogativo a cui però questa volta ha dato risposta la Corte di Cassazione. Il dubbio è questo: chi circola con targa “prova” potrebbe non essere assicurato, e non saperlo. A questo punto, sorgerebbe un doppio danno: quello del non assicurato ma anche quello della compagnia assicurativa. Vediamo i dettagli.

Ad agosto, la Cassazione, dicevamo, ha risposto in maniera definitiva, chiarendo un punto fondamentale: la targa "prova" non si potrà più usare sulle auto immatricolate. Una decisione che giunge dopo due anni di controversie tra il ministero dell’Interno e quello dei Trasporti in attesa di un parere del Consiglio di Stato mai arrivato.

Viaggiando in automobile, in autostrada o in città, abbiamo incrociato tante volte autoveicoli muniti di regolare targa e, sovrapposta, la targa “prova”. Da adesso in poi, in base alla sentenza della Corte di Cassazione, chi circola in questo modo dovrà stare bene attento alle conseguenze: quelle amministrative (la classica multa che, anche se salata, si potrà comunque pagare) ma, soprattutto, quelle assicurative: in questo secondo caso infatti, come vedremo sono ben pochi quelli in grado di risarcire di tasca propria una persona con lesioni gravi o i congiunti di una persona deceduta. come vedremo in dettaglio, la sentenza della Cassazione stabilisce una volta per tutte che, in pratica, risponde degli eventuali danni derivanti dalla circolazione del veicolo targato, che circoli anche con targa "prova", solo l'assicuratore del veicolo e non la compagnia della targa di prova. In termini ancora più semplici, nel caso di incidente con una macchina usata non assicurata in vendita in una concessionaria, il danno dovrà essere risarcito direttamente dal guidatore, anche se sull’auto in questione c’era la targa "prova".

Perché la Corte di Cassazione, con la sentenza 25.8.2020 n. 17665 ha stabilito alcuni punti fondamentali che mutano radicalmente (e chiariscono) la situazione. Prima cosa: secondo la Cassazione,  la targa “prova” può essere legittimamente utilizzata solo su veicoli ancora privi di immatricolazione, e quindi privi di targa. Secondo: se la targa "prova" viene apposta su un veicolo già targato, per la Cassazione la targa "prova" è utilizzata in modo illegittimo. Terzo: se un veicolo già targato ma circolante con targa “prova” causa un sinistro, è tenuto al risarcimento della vittima la compagnia assicurativa che ha dotato di rc auto il veicolo, non l’assicurazione che ha fornito l'rc auto alla targa “prova”. Ultimo punto: per la Cassazione, se il veicolo con targa "prova" era privo di assicurazione rc auto ordinaria, la vittima deve essere indennizzata dall’impresa designata per conto del Fondo di garanzia, che ovviamente avrà diritto di regresso nei confronti del responsabile civile.

Come si può intuire, la sentenza della Cassazione non è roba di scarsa importanza, anci. Essa, infatti, potrebbe mutare radicalmente gli scenari sul mercato delle auto usate vendute dai concessionari, costringendo queste società a cambiare regole consolidate, per esempio proponendo auto usate sempre assicurate e apponendo la targa prova solo su quelle non ancora immatricolate. Sull’argomento, comunque, esiste un disegno di legge (datato 14 novembre 2018) fermo da oltre un anno in commissione trasporti alla Camera. Un disegno di legge che modificherebbe la norma di disciplina della circolazione dei veicoli in prova, allargando la possibilità di usare la targa prova anche sui veicoli già immatricolati. Soluzione, questa, che aiuterebbe società e concessionarie coinvolte nella vendita dell’usato e, al contempo, permetterebbe sensibili risparmi sulle coperture assicurative.