Milano bloccata, la protesta di oltre 200 bus turistici

Protagonisti del sit-in sono conducenti e impiegati, molti aderenti al sindacato FAI trasporto persone. Tutti contro governo e Regione Lombardia che "non ha mantenuto le promesse"

Anas Anas

Milano oggi è rimasta bloccata. Da questa mattina moltissimi lavoratori appartenenti alle categorie più penalizzate dalla crisi economica e occupazionale provocata dalla pandemia del covid hanno manifestato in contemporanea per le strade del centro città, tra la Stazione Centrale e via Melchiorre Gioia, sotto la sede della Regione Lombardia. A comunicarlo è la questura di Milano, impegnata con i suoi uomini nel servizio dell'ordine pubblico. In via Gioia, sotto Palazzo Lombardia, i protagonisti del sit-in sono i conducenti e gli impiegati delle imprese di bus turistici. Molti aderenti sono riconducibili alla FAI trasporto persone, la Federazione autonoleggiatori italiani. La protesta dei conducenti di bus turistici è anche nei confronti di Regione Lombardia, che aveva promesso, per il 2020, di provvedere a una sanatoria sui bolli dei bus, Ncc e taxi. Cosa non avvenuta.

Decine e decine di pullman sono parcheggiati lungo la strada, a tappeto per circa 300 metri. In tutto, secondo le stime della questura dovrebbero esserci una quarantina di mezzi e una sessantina di manifestanti, anche se si parla di oltre 200 mezzi che, secondo i partecipanti alla manifestazione, si sono radunati nella zona, bloccando di fatto la città. Vogliono essere ricevuti da un rappresentante della giunta regionale. Nella stessa zona, ma questa volta sotto al Pirellone, sul lato di via Filzi, stanno protestando una quarantina di lavoratori della compagnia aerea Alitalia. Il comparto aereo (così come quello del turismo in generale), ricordiamolo, è uno dei più colpiti dalle misure contro il coronavirus.

Due lunghe colonne di autobus hanno sfilato questa mattina in direzione Palazzo Lombardia. Questa volta è il mondo del trasporto pubblico non di linea. L’appuntamento è nato spontaneamente: il tam tam è girato di telefono in telefono e in oltre 60 si sono messi in strada, uno dietro l’altro. Una colonna di bus turistici è arrivata in via Melchiorre Gioia. L’altra è stata bloccata dalla polizia locale in viale Zara: gli autisti hanno poi raggiunto a piedi la sede della Regione. La richiesta è sempre la stessa: "misure efficaci" per contrastare una crisi che rischia di "far fallire" un settore.

"Non lavoriamo dal 9 marzo di un anno fa. E non abbiamo ancora ricevuto ristori. Siamo stati dimenticati", spiega Diego Astori, uno dei conducenti in piazza. Nella piattaforma di richieste non ci sono solo i fondi per far fronte alla crisi, "non ancora erogati a causa della mancanza della modulistica", ma anche riforme che guardano al futuro: dalla richiesta di rimborso dell’accise sul carburante ("siamo l’unica categoria del trasporto esclusa", dicono), a una regolamentazione omogenea della miriade di Ztl comunali.

"È una categoria stremata dalle chiusure e dalla mancanza di interventi di sostegno efficaci. Le aziende stanno registrando perdite del 90% - conferma Francesco Artusa, presidente di Fai trasporto persone - Il settore è una galassia che solo in Lombardia raggruppa circa 450 aziende e cinquemila noleggi con conducente, in totale oltre diecimila dipendenti. Sembra non si sia capita la gravità della situazione - prosegue Artusa - Chiediamo aiuti, più fondi, che il supporto venga normato affinché prevalga un aspetto solidaristico".

E poi c’è il capitolo scuola. "Alla riapertura delle scuole si riprendano le gite, fatte in sicurezza e garantendo il distanziamento. Inoltre, è da febbraio che proponiamo alla Regione, senza ottenere risposta, di avviare un servizio dedicato agli studenti", dicono i manifestanti - In pratica: un servizio che abbini un bus a ogni gruppo di alunni "in modo da poter garantire anche un tracciamento, oltre che essere un aiuto al trasporto pubblico locale di linea". L’esperienza avviata prima dell’ultima zona rossa, invece, "è stata una mezza farsa - sostiene Artusa - Per come è stato organizzato, alla fine ha lavorato solo un pugno di imprese, sempre le stesse".

"La lista delle promesse non mantenute nel susseguirsi dei numerosi dpcm è lunga, se aggiungiamo anche i ristori per i leasing dei bus acquistati tra il 2018 e il 2020, ma rimasti ahimè fermi nelle rimesse - scrive in un articolo su Autobusweb.com Gianluca Celentano, conducente di bus che ha partecipato all'iniziativa - Una condizione che senza un minimo di lavoro ed entrate che potrebbero sovvenzionare le rate dei mezzi, relega davvero un comparto, che fattura 2,5 miliardi annui offrendo più di 25 mila posti di lavoro, alla definitiva chiusura. Ma l’indignazione è anche per il continuo sborso di risorse ai comuni, senza che questi li investano nei ristori, ad esempio i servizi scuolabus. Tutto questo crea un grande imbarazzo ai vertici delle organizzazioni di settore che a fine marzo avevano dichiarato: accogliamo con grande soddisfazione e fiducia il recepimento in Parlamento delle misure prioritarie auspicate dal nostro sistema di imprese. Ora confidiamo che il governo le faccia proprie e le traduca in linee di intervento concreto dettagliate nel Piano definitivo che verrà trasmesso alla Commissione europea".

Le proteste oggi si sono estese. Tra via Vittor Pisani e piazza Duca D'Aosta, sono scesi in piazza i lavoratori ambulanti dei mercati all'aperto: i manifestanti, con circa un centinaio di mezzi, hanno paralizzato il traffico lungo la via Pisani, che collega piazza della Repubblica con la Stazione Centrale. Gli ambulanti, stando a quanto riferisce la polizia, vorrebbero partire in corteo ma le forze dell'ordine, al momento, dovrebbero impedire la marcia. Anche se gli ambulanti hanno già esposto l'intenzione di proseguire con la protesta anche nel pomeriggio, in corso Monforte, davanti la prefettura.