La corsa all'oro delle colonnine di ricarica

Il mercato si è fatto concorrenziale e spietato: a Roma, per esempio, i punti Enel X non sempre funzionano

Tanti progetti, tante parole, siamo tutti green e poi all'atto pratico l'Italia della mobilità sostenibile mostra la corda. I progetti faro su cui focalizzare gli investimenti (una bella fetta degli oltre 200 miliardi di Euro del recovery fund, per intenderci) sono: idrogeno, ristrutturazioni edilizie e punti di ricarica per veicoli elettrici. Riguardo a quest'ultimo punto, tanto caro a tutti noi automobilisti, non passa giorno che non si venga a sapere che qualche colonnina di ricarica è stata installata in qualche città d'Italia, pronta a diventare completamente green entro il 2050. Ma funzionano tutte le colonnine di ricarica? Funziona tutta la rete? E quanto costa, questo progetto che vedrà la luce a regime solo tra qualche lustro, ma di cui noi cominciamo fin d'ora a pagare le tariffe?

Alcune risposte le ha fornite Arera, l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, con la prima ricognizione intitolata "Mercato e caratteristiche dei dispositivi di ricarica per veicoli elettrici", appena pubblicata. Secondo il report sono 225 i modelli di dispositivi di ricarica per le auto elettriche, censiti e analizzati da Arera, con potenze dai 2 kW ai 350 kW, prodotti da 24 aziende. Apparati che vanno dalle wallbox casalinghe alle colonnine stradali, dalla ricarica slow e quick (l’86% degli apparati) a quelle fast e ultra-fast. I prezzi spaziano dai 700 euro dei dispositivi ideati per le famiglie, agli oltre 80 mila per le ricariche ultra-veloci a uso degli operatori professionali di ricarica, con un prezzo unitario per ogni kW installato che va da 36 a 580 Euro, in relazione alla velocità di ricarica (quindi potenza elettrica in gioco).

Per le aziende, il business è di tutto rispetto, ovviamente. E la corsa all'oro si sta facendo ogni giorno più spietata. Il problema è che, come tutte le corse all'oro, appaiono a tratti forzate. Colonnine a ogni costo, pensa qualcuno. Perché, se l’offerta di mercato risulta particolarmente ricca per i segmenti slow e quick (cioè fino a 22 kW erogati in corrente alternata) con un totale di 193 dispositivi (l’86% del totale), dove opera il 78% delle imprese considerate, diversa è la situazione per i dispositivi a potenza maggiore: nel segmento Fast operano solo nove aziende e in quello Ultra–fast sei aziende, la metà delle quali offrono dispositivi che erogano solo in corrente continua. Nel rapporto di Arera sono state analizzate anche le caratteristiche smart dei dispositivi di ricarica, cioè la loro capacità di interagire telematicamente con un soggetto esterno, per trasmettere i dati relativi alla quantità di energia scambiata col veicolo e di attuare comandi impartiti da tale soggetto esterno per modulare la corrente durante la ricarica e poter quindi offrire servizi di tipo V–to–G. Nel 2020 soltanto un terzo dei dispositivi censiti risulta possedere queste caratteristiche smart.

La realtà dei fatti, poi, è ancora più crudele. Sul banco degli imputati sale Enel X che sta riempiendo l'Italia di colonnine per ricarica. Che funzionano, ma solo in parte. A Roma, la polemica è scoppiata alla vigilia del gran premio di Formula E dell'Eur del 10 aprile. Centonovanta colonnine Enel X sono state piantate e montate ma risultano ancora oggi incelofanate con tanto di marchio dell'azienda. Date che in qualche caso, riporta un articolo di RomaToday.it, si perdono nel 2019, come quella di piazzale 12 ottobre, all'Ostiense, pronta da giugno di ormai due anni fa. Da Pietralata a Torrenova, dall'Eur al centro della città le coperture di cellophane nascondono il viola della colonnina con una scritta: "Presto sarò attiva, aspetto la connessione". La connessione è di Areti, società del gruppo Acea che si occupa della gestione della rete elettrica e che sostiene che per l’allaccio alla rete delle colonnine elettriche di tutti gli operatori è previsto un necessario iter autorizzativo che coinvolge i diversi enti istituzionali per i nulla osta propedeutici all’attivazione. Nella fattispecie, pare che l'iter autorizzativo riguardante le colonnine Enel X sia più lungo del previsto, visto che ancora oggi Roma presenta larghi spazi di buchi neri, in tema di colonnine Enel X.

Enel X, tra l'altro, risulta recidiva. A dicembre 2020 il sito specializzato Quotidianomotori.com ha dedicato un articolo proprio alle colonnine Enel X. Non un peana, diciamo. "La ricarica Enel X, una volta che parte, è buona. Dipende sempre dal tipo di colonnina in cui vi imbattete, perché l’azienda energetica italiana ne propone diverse con potenze diverse, ma in generale rimane piuttosto rapida. Il problema è proprio riuscire a farla partire - scriveva il sito online - Il servizio di Enel X si può attivare in due modi diversi: comprando le cards ufficiali, disponibili sul sito ufficiale in diversi piani tariffari, e che vengono poi spedite a casa. Oppure usando l’app Juice Pass. La prima - scriveva sempre il sito - oltre ad essere un po’ anacronistica, è anche poco pratica, specialmente per chi ha una vettura elettrica da poco, oppure ce l’ha saltuariamente: se non si vuole o non si può aspettare l’arrivo delle tessere Enel X a casa, è possibile sfruttare l’applicazione. E qui sono iniziati i problemi. L’app è il vero punto debole di Enel X. Rimane un’applicazione gommosa, poco fluida nel funzionamento, e frequente a bug o a chiusure improvvise e inaspettate, sia su iOS che su Android. Senza contare che l’app non ricorda mai le credenziali di accesso". In questo caso, Enel X ha risposto così: "segnaliamo che le difficoltà riscontrate nel processo di registrazione e attivazione sono state risolte attraverso gli ultimi aggiornamenti all’app JuicePass con cui sono stati riattivati, grazie anche alle segnalazioni degli utenti, i normali processi per il salvataggio dei dati di login, la creazione di un profilo guest e l’attivazione dell’account tariffa". In questo modo non si incentiva certo la diffusione dell'auto elettrica