Giappone, il treno in ritardo di un minuto: conducente sotto inchiesta

Guidava un Shinkansen: ha lasciato il controllo del convoglio a un dipendente non qualificato in pieno viaggio

È un caso che noi italiani non capiremo mai, una cosa da far impallidire le Ferrovie nostrane e non solo quelle. Il Giappone, però, è molto diverso da noi e basta che un treno arrivi con un minuto di ritardo che scatta l’inchiesta. Cosa è successo? È successo che il conducente di un treno giapponese ad alta velocità, il famoso Shinkansen, detto anche proiettile, abbia lasciato il controllo del convoglio a un dipendente non qualificato nel mezzo del viaggio. Secondo quanto riferito dalla società, il conducente doveva andare urgentemente in bagno. L’episodio, di per sé, non è sconvolgente se non fosse che il treno è arrivato con un minuto di ritardo scatenando immediatamente un’indagine in un paese come il Giappone famoso per la sua puntualità, generalmente in tutti i servizi ed in particolare nei trasporti.

Il macchinista ha ammesso di aver lasciato il suo posto perché aveva mal di pancia e ha quindi chiesto a un suo collega (non qualificato) di assumere il controllo del treno, che aveva 160 passeggeri a bordo e che viaggiava al momento a 150 Km all’ora. Si è assentato per soli tre minuti, ma è bastato perché il convoglio arrivasse in stazione in ritardo rispetto alla tabella di marcia.

I treni Shinkansen sono costantemente monitorati dal sistema di controllo computerizzato centralizzato e il conducente deve rimanere al suo posto per gestire situazioni impreviste. Generalmente, quando i macchinisti hanno urgente bisogno di andare in bagno mentre sono al comando del treno, devono coordinarsi con il centro di comando per passare il controllo a un altro macchinista qualificato o fermare il treno in mezzo ai binari o alla stazione più vicina prima di soddisfare le loro esigenze.

La direzione dell’azienda ha subito convocato una conferenza stampa per porgere le sue scuse agli utenti, e assicurando che il dipendente pagherà le conseguenze delle sue azioni. Il macchinista, dal canto suo, si è difeso, sostenendo che non intendeva causare alcun ritardo e che non aveva avvisato il centro di comando del suo problema perché si vergognava.