Controlli radiometrici, Confetra vuole il decreto

In tre lettere inviate ad altrettanti ministeri il presidente Guido Nicolini sollecita interventi

Fincantieri

Torna in prima pagina il tema dei controlli radiometrici delle merci in importazione. Parliamo delle nuove regole che rendono obbligatoria la sorveglianza radiometrica su una lunghissima lista di merci (compresi semplici viti o bottoni metallici): controlli e relativi oneri ricadrebbero, in termini di tempi e costi, sul 70-80% delle merci in import (secondo stime Confetra). Ecco allora che la questione diventa protagonista di tre lettere che il presidente di Confetra, Guido Nicolini, ha inviato ai rappresentanti del governo: una al ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, un'altra al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani e, la terza, al ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Nelle lettere Confetra sollecita, per ciascuna competenza, l'emanazione quanto prima di un provvedimento che disciplini i controlli radiometrici, pena l’entrata in vigore di disposizioni (D.Lgvo n.101/2020) dall’impatto devastante. "Affinché i controlli radiometrici presso i principali porti e aeroporti nazionali non diventino un collo di bottiglia che ci penalizzi nei confronti degli altri Stati europei dove i prodotti importati vengono sottoposti alle opportune verifiche nelle sedi interne di destinazione", scrive Nicolini.

"Il provvedimento, previsto all’articolo 72 del D.Lgvo n.101/2020, impatterà sull’operatività dei principali porti e aeroporti nazionali dal momento che i controlli vengono fatti in sede di sdoganamento all’entrata del territorio nazionale - sostiene il presidente di Confetra - Come operatori della logistica chiediamo di poter essere parte attiva nella redazione del decreto in quanto siamo in grado di illustrare e misurare in concreto le disposizioni che si andranno a stabilire, avendo ben chiaro tutte le fasi operative che si intrecciano nelle operazioni di import, al fine di scongiurare che vengano introdotte norme che avrebbero il solo fine di creare colli di bottiglia e penalizzarci rispetto agli altri Stati europei dove i controlli radiometrici vengono svolti prevalentemente presso la sede finale di destinazione dei prodotti interessati. Il tempo per redigere il provvedimento - prosegue Nicolini - è assai ristretto considerando che sono coinvolti anche i Dicasteri degli Esteri, della Salute, del Lavoro, nonché per consultazione l’Agenzia Dogane e Monopoli e l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e infine la Commissione europea per la notifica. A questo si aggiunga che la competente direzione del Mise, il ministero per lo Sviluppo economico, è stata trasferita presso il Mite, il ministero della Transizione ecologica, e questo non è chiaro se ai fini della redazione del provvedimento possa tradursi in una semplificazione o meno.

Vi preghiamo pertanto - prosegue la missiva di Confetra - di voler promuovere sollecitamente un tavolo di lavoro cui far partecipare anche una rappresentanza di Confetra al fine di mettere subito le basi del provvedimento e procedere speditamente verso la sua definizione. In caso contrario, le disposizioni del Dlgvo n.101/2020 rendono automatica l’entrata in vigore di norme che estenderebbero a dismisura l’elenco dei prodotti da assoggettare ai controlli con un impatto devastante sull’import nazionale.

Il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, è sollecitato da Confetra per un "supporto all’insediamento di un tavolo di lavoro cui partecipino, oltre ai dicasteri interessati, anche gli operatori della logistica rappresentati da Confetra che possono dare quel contributo decisivo ad evitare normative inutilmente penalizzanti per il sistema paese".

In una terza lettera, Nicolini si rivolge anche al direttore dell'Agenzia delle Dogane e Monopoli Marcello Minnenna, per un supporto all'apertura del tavolo di lavoro dove Confetra possa essere coinvolta e al fine di sollecitare la velocizzazione dell'iter. "Perché - scrive Confetra - il rischio che tutto rimanga ai blocchi di partenza ci pare reale e le conseguenze che ne deriverebbero nei principali porti e aeroporti sarebbero catastrofiche", conclude Nicolini.