La Cina accelera sulle auto connesse

A fine 2021, nel Paese, quasi 40 milioni di auto avranno la connettività

La Cina è all’avanguardia nelle tecnologie delle auto connesse grazie al comportamento distintivo dei consumatori della regione con un desiderio di veicoli ad alta tecnologia e una decisa azione di governo nello sviluppo di una solida industria locale di Internet of Vehicle (IoV). Secondo ABI Research, società di consulenza sul mercato tecnologico globale, quasi il 50% di tutti i nuovi veicoli venduti in Cina nel 2021 sarà connesso e il tasso di penetrazione aumenterà a quasi l’80% entro il 2025. Alla fine del 2021, quasi 40 milioni di auto avranno la connettività in Cina. Tradizionalmente, i produttori cinesi di oem, Original equipment manufactirer, ossia le apparecchiature originali operavano come semplici siti di produzione per i loro partner stranieri in joint venture: negli ultimi anni, sono diventati più auto-dipendenti.

"Ora, stanno cercando modi per competere contro le loro controparti occidentali incombenti, offrendo sistemi di infotainment di fascia alta con un’interfaccia simile allo smartphone in collaborazione con i giganti locali di internet, ad esempio, Baidu e Tencent Alibaba - spiega Maite Bezerra, analista di ricerca presso ABI Research - Nel frattempo, hanno sviluppato strutture per consentire una rapida iterazione dei servizi software, con cicli di distribuzione ridotti a 12 mesi contro i tre anni delle loro controparti occidentali. L’alta competitività - aggiunge Bezerra - richiede alle case automobilistiche tradizionali di adattarsi rapidamente alle dinamiche del mercato locale, con alcune, come Suzuki e Renault, che sono già uscite dal mercato".

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In gran parte un risultato delle tecnologie all’avanguardia dell’intelligenza artificiale, l’eccezionale esperienza connessa offerta dagli oem in Cina è innegabilmente potenziata dai dati personali. La maggiore disponibilità dei clienti cinesi a condividere i dati con i fornitori di contenuti permette alle case automobilistiche di sviluppare esperienze di veicoli sofisticati e personalizzati. "Inoltre, poiché l’esperienza connessa è un punto chiave di vendita, le case automobilistiche offrono sempre più spesso abbonamenti ai servizi connessi per periodi di prova gratuiti più lunghi che nei paesi occidentali, a volte anche per tutta la vita del veicolo", prosegue Bezerra. Nissan, per esempio, offre una prova gratuita per tre anni negli Stati Uniti, sette anni nel Regno Unito e dieci anni in Cina. Mentre gli oem cinesi stanno superando gli oem tradizionali, lo fanno affidandosi a terzi locali, tra cui BAT (Baidu, Tencent Alibaba) e giocatori stranieri, come Qualcomm, NXP e Autotalks (V2X), che dominano il panorama dell’industria dei semiconduttori. Così, il mercato cinese offre eccellenti opportunità per i fornitori terzi che possono adattarsi a servire gli oem che sono più flessibili e ambiziosi delle loro controparti straniere.

Oltre all’esperienza di infotainment, la connettività del veicolo è stata potenziata dalla rapida implementazione del 5G e dalla leadership della Cina nel V2X. Il paese si è impegnato nel protocollo C-V2X e ha sviluppato una forte strategia nazionale che mira alla diffusione di massa dal 2025. Almeno cinque modelli di veicoli sono già stati lanciati con C-V2X in Cina, tra cui l’Haval HG di Great Wall Motor, il primo veicolo 5G al mondo. Quasi il 45% delle nuove auto vendute in Cina nel 2025 saranno dotate di C-V2X. Mentre il desiderio di veicoli ad alta tecnologia, l’impennata della mobilità individuale e il mercato considerevole sono attraenti per i palyer automobilistici, le singolarità del mercato possono porre ostacoli formidabili se non ben comprese.

"Per avere successo in Cina, gli oem non locali hanno bisogno di collaborare con aziende internet e lanciare prodotti con software non finiti o con un set di funzionalità ridotte che possono essere ottimizzate in seguito tramite aggiornamenti Over the Air (OTA) dopo la vendita del veicolo. Infine, i fornitori automobilistici devono essere pronti a fare concessioni e investimenti per chiudere gli affari, perché le aziende cinesi vogliono tecnologie all’avanguardia a basso prezzo", conclude Bezerra.