Auto diesel e benzina, ecco le date dell'addio

Pubblichiamo la top 10 dello stop nei paesi Ue dei motori a combustione interna. Dalla Norvegia che ne vieta la circolazione tra 4 anni, all'Italia, per cui bisogna attendere il 2040

Ormai è certo: il motore a combustione interna è destinato all’estinzione. La domanda è una sola: quando. L’industria dell’auto ha impresso una decisiva accelerazione verso l’elettrificazione prendendo atto che la proposta in discussione presso la Commissione Europea prevede un taglio delle emissioni di CO2 per vetture e commerciali leggeri del 60% entro il 2030 (rispetto al 37,5% della legislazione attuale), seguito da uno del 100% entro il 2035. Tagliare le emissioni del 100% significa che diventerà impossibile vendere veicoli con motori a combustione interna che, bruciando del carburante, emettono anidride carbonica. I singoli paesi Ue si sono dati tempistiche diverse: ecco la top 10 della fine dei motori diesel e benzina, anche nella variante più ecologica, i plug-in ibridi.

Norvegia

Sarà il primo paese europeo a bandire la vendita di vetture a combustione interna tra 4 anni, a partire dal 2025. "Siamo sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo" spiega il presidente della Federazione stradale norvegese, Øyvind Thorsen commentando i risultati dello scorso anno quando le vendite di vetture elettriche hanno superato quelle alimentate da motori a benzina, diesel, ibridi e ibridi plug-in. Con il 54,3% di vendite di elettriche pure nel 2020 rispetto al 42,4% del 2019 e appena l’1% di dieci anni fa, il paese nordico è il primo al mondo per quota di vetture solo a batteria. Per il 2021 la previsione è superare il 65% di e-car.

Danimarca

Per centrare gli obiettivi formulati nel 2018 di vietare la vendita di nuove auto con motori benzina e diesel entro il 2030 e delle ibride plug-in dopo il 2035, in dicembre il parlamento danese ha approvato un piano fiscale con un budget di circa 340 milioni di euro così da mettere in circolazione almeno 775.000 auto elettriche e ibride entro la fine del decennio. Il piano prevede un aumento graduale delle tasse legato alle emissioni di CO2 per le auto con motore a combustione interna e incentivi per le auto elettriche e la ricarica. L’obiettivo del governo è arrivare a un milione di auto a basse emissioni entro il 2030: attualmente sono solo 20.000 le auto elettriche in Danimarca, lo 0,8% dei 2,5 milioni di auto in circolazione.

Islanda

Entro nove anni, ossia entro il 2030 l'Islanda volta pagina. Con il 25% di quota di elettriche e il 45% di plug-in, l'Islanda è diventata silenziosamente, già ora, uno dei mercati con la più alta penetrazione di veicoli elettrificati, ma le basi per il trasporto a basse emissioni di carbonio sono state gettate decenni fa. L'energia rinnovabile, i bassi prezzi dell'elettricità abbinati agli alti prezzi dei combustibili fossili e un alto tasso di urbanizzazione rendono l'Islanda un mercato ideale per i veicoli a batteria. Con quasi il 100% dell'elettricità generata da fonti rinnovabili (tre quarti idroelettrica e un quarto geotermica) l’Islanda, insieme alla Norvegia, è l’unico paese che può fornire ricariche con energia verde.

Irlanda

Nel 2019 con il Climate Action Plan è stato decretato il divieto di vendita di veicoli a combustione interna dal 2030. Lo scorso anno il governo ha raddoppiato gli investimenti a 36 milioni di Euro per un generoso pacchetto di incentivi per veicoli elettrici, investimenti in tecnologie a basse emissioni e infrastrutture di ricarica adeguate. Nel 2020 la quota delle auto elettriche è salita al 4,5% ed è prevista raddoppiare quest’anno.

Olanda

Anas Anas

Il governo mira anche ad avere un minimo di 30 città che implementino zone a emissioni zero per la logistica urbana entro il 2025. Il Paese è quindi sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 2030 di vendere solo veicoli a emissioni zero. Ma già adesso, con il 21% di quota di veicoli elettrici e il 4% di ibridi plug-in, l'Olanda è diventata uno dei principali mercati della mobilità verde sia in Europa sia a livello globale. Oltre ai consistenti incentivi all’acquisto e a sgravi fiscali distribuiti negli anni, l’Olanda vanta il maggior numero di colonnine di ricarica pubblica in Europa. Inoltre, città come Amsterdam, che aspira ad essere carbon free entro il 2030, Rotterdam e L'Aia offrono punti di ricarica pubblici gratuiti su richiesta di privati e aziende quando la ricarica domestica o sul posto di lavoro non sia fattibile.

Slovenia

In Slovenia ci vorranno 9 anni perché i motori a combustione interna vadano in pensione (entro il 2030, quindi). Ma secondo il piano introdotto dal Governo nel 2017, la vendita di autovetture e veicoli commerciali leggeri con emissioni di CO2 superiori a 100 g/km sarà vietata dopo il 2025. In sostanza, la messa al bando dei veicoli a combustione interna sarà graduale nell’arco di cinque anni e legata ai livelli di emissioni. Anche se la quota di veicoli elettrici è relativamente bassa, appena il 3,1% nel 2020, è cresciuta rapidamente, supportata da incentivi statali, dallo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento e favorita da distanze relativamente brevi tra le principali città.

Svezia

La Svezia punta ad abbandonare i combustibili fossili per le automobili a partire dal 2030, con un piano d’azione sul clima, del dicembre 2019, che ha definito le misure per raggiungere questi obiettivi. Il pacchetto di incentivi adottato finora ha favorito la vendita degli ibridi plug-in che a fine 2020 hanno raggiunto il 32% di quota, tuttavia l’incremento in assoluto più altro (+310%) delle elettriche le ha portate al 10% di quota di mercato. La nuova politica dell'rc auto bonus-malus legata alle emissioni di CO2 ha aumentato di 1.000 euro l’incentivo per le elettriche, favorendone la crescita, spinta anche da un incremento del 25% dei benefici fiscali per le aziende che sostituiscono la flotta con veicoli a zero emissioni.

Gran Bretagna

La Gran Bretagna che nel 2017 aveva pianificato di vietare la vendita di veicoli endotermici nel 2040, anticipato poi nel 2032, lo scorso novembre lo ha fissato al 2030. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha anche aggiunto che "sarà consentita la vendita di auto e van ibridi plug-in con un’autonomia significativa in modalità elettrica solo fino al 2035". A sostegno della cosiddetta rivoluzione verde il governo ha stanziato 1,3 miliardi di sterline (oltre 1,5 miliardi di Euro) in punti di ricarica. Alcuni segnali positivi sono emersi già lo scorso anno con le plug-in che hanno raggiunto l’11% di quota e le elettriche il 7%, dati destinati a crescere anche quest’anno.

Francia

Penultima in classifica, la Francia vieterà la vendita di veicoli a benzina e diesel a partire dal 2040, tuttavia non mancano forti pressioni per accorciare questa tempistica al 2030-2035. Nel 2020, il 47% dei veicoli venduti erano a combustione interna, il 15% ibridi di cui il 4,5% plug-in e quasi il 7% elettrici. Nel primo trimestre di quest’anno le quote delle green-car sono in costante aumento: le plug-in hanno superato il 7% e le elettriche sfiorano l’8%. La crescita dei veicoli a zero emissioni continuerà essere sostenuta da vantaggi fiscali e sostegni del governo che ha rimodulato lo schema dell'rc auto bonus-malus con incentivi fino a 12.000 euro all’acquisto e di contro penalizzazioni fino a 20.000 euro per quelli inquinanti che emettono oltre 220 g/km di CO2. Attualmente in Francia circolano 107.000 veicoli elettrificati e ci sono circa 16.000 punti di ricarica in tutto il paese.

Italia

Fanalino di coa di questa virtuosa top 10, in Italia il conto alla rovescia per vietare la vendita dei motori a combustione interna è partito. La data limite "potrebbe essere il 2040", secondo quanto ha dichiarato pochi giorni fa il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Il ministro ha anche annunciato incentivi per rinnovare il parco circolante, tra i più vecchi d’Europa. Grazie agli incentivi attualmente in vigore, lo scorso anno la quota delle elettrificate in Italia è salita al 4,3% di cui 2% plug-in e 2,3% elettriche.