Daimler, Bmw, Volkswagen, Audi e Porsche multati di 875 milioni per violazione delle norme antitrust

Tutte hanno riconosciuto il coinvolgimento ne "il gruppo dei Cinque" e hanno accettato di patteggiare per chiudere il caso

Tempi duri per le case automobilistiche. Per alcune, soprattutto, che al calo del mercato, aggiungono i guai in arrivo dall'antitrust e dalla corsa alla mobilità green, ormai diventata il vero business, spesso inseguito più a parole che nei fatti, altre volte inseguito a ogni costo. È il caso, questa volta, gruppi come Daimler, Bmw e Volkswagen, che comprende anche Audi e Porsche. La Commissione europea, infatti, ha annunciato oggi di aver sanzionato i cinque gruppi automobilistici per aver violato le norme antitrust dell'Ue, colludendo sullo sviluppo tecnico nell'area dello sviluppo di catalizzatori per depurare gli scarichi delle auto diesel dall'ossido di azoto. La Commissione ha imposto una multa di 875.189.000 Euro ai membri del cartello, con l'eccezione di Daimler, che non è stata sanzionata perché ha rivelato l'esistenza dell'accordo. Tutte le parti hanno riconosciuto il loro coinvolgimento nel cartello, che era stato indicato come "il gruppo dei Cinque", e hanno accettato di patteggiare per risolvere il caso.

"Le cinque case automobilistiche Daimler, Bmw, Volkswagen, Audi e Porsche, possedevano la tecnologia per ridurre le emissioni nocive al di là di quanto è legalmente richiesto dalla norma Ue sulle le emissioni dei veicoli", spiega in conferenza stampa a Bruxelles il vicepresidente esecutivo della Commissione, Margrethe Vestager, responsabile della Politica di concorrenza. "Ma - prosegue Vestager - hanno evitato di competere sull'utilizzo del pieno potenziale di questa tecnologia per depurare i gas di scarico al di là di quanto richiesto dalla legge".

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Le case automobilistiche, spiega la Commissione in una nota, hanno tenuto riunioni tecniche regolari per discutere lo sviluppo della tecnologia di riduzione catalitica selettiva (Scr), che elimina le emissioni nocive di ossido d'azoto delle auto diesel attraverso iniezioni di urea nei gas di scarico (AdBlue). Durante questi incontri, e per oltre cinque anni, dal 25 giugno 2009 al primo ottobre 2014, riferisce la Commissione, le case automobilistiche hanno collaborato per evitare di entrare in concorrenza fra loro per ottenere risultati di depurazione dei gas di scarico migliori di quanto richiesto dalla normativa Ue, nonostante fosse disponibile la tecnologia per poterlo fare.

In particolare, Daimler, Bmw e il gruppo Volkswagen hanno raggiunto un accordo anticoncorrenziale sulle dimensioni e la gamma dei serbatoi e un'intesa comune sul consumo medio stimato nell'applicazione della tecnologia AdBlue, e hanno anche scambiato informazioni commercialmente sensibili su questi elementi. Questo comportamento, rileva la Commissione, costituisce una violazione sotto forma di limitazione dello sviluppo tecnico (articolo 101, paragrafo 1, lettera b, del Trattato sul funzionamento dell'Ue).

"La decisione odierna riguarda il modo in cui è degenerata una cooperazione tecnica legittima", con una "collusione tra le aziende che è per noi intollerabile", perché è "illegale ai sensi delle norme dell'Ue in materia di pratiche anticoncorrenziali", precisato Vestager. "La concorrenza e l'innovazione nella gestione dell'inquinamento automobilistico sono essenziali per l'Europa affinché possa raggiungere i suoi ambiziosi obiettivi del Green Deal. E questa decisione - conclude il vicepresidente esecutivo della Commissione - dimostra che non esiteremo ad agire contro ogni forma di accordo che metta a rischio questo obiettivo".

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