In India i contadini scendono in piazza contro il caro carburanti

Gli aderenti al sindacato Fronte unito degli agricoltori hanno organizzato oggi una mobilitazione nazionale non violenta

Il problema del rincaro di petrolio e benzina non preoccupa solo l'Italia. Il resto del mondo si sta schierando apertamente contro questo nuovo rincaro che sembra colpire i carburanti di giorno in giorno rendendo problematiche le principali attività lavorative. Addirittura i contadini indiani che aderiscono al sindacato Samyukta Kisan Morcha, Skm, Fronte unito degli agricoltori, hanno organizzato oggi una mobilitazione nazionale nonviolenta contro il rincaro dei carburanti che, nelle ultime settimane, in varie zone del Paese hanno toccato 100 rupie al litro (pari a 1,13 Euro al litro) per la benzina e 90 rupie (1,02 Euro) per il diesel. Il sindacato Skm, che protesta da novembre contro la riforma del commercio agricolo, ha sottolineato come questi aumenti rendano molto oneroso l'utilizzo dei mezzi agricoli e, per le famiglie, la cottura dei cibi. I manifestanti, che chiedevano di dimezzare i prezzi attuali, hanno invaso con i trattori i bordi delle autostrade nazionali, mentre moltissime donne hanno partecipato mostrando bombole del gas vuote.

I portavoce del Smk hanno spiegato che l'iniziativa di oggi è la prima di una serie prevista in coincidenza con i lavori parlamentari della cosiddetta sessione monsonica, dal 19 luglio al 13 agosto. Gli agricoltori invieranno una lettera all'opposizione chiedendo di battersi in parlamento contro la riforma approvata lo scorso settembre, poi, per tutta la durata dei lavori parlamentari, ogni giorno 200 manifestanti si riuniranno nei pressi del parlamento per ricordare le loro richieste. L'ultima mobilitazione nazionale degli agricoltori è stata lo sciopero dello scorso 26 marzo, a quattro mesi dall'inizio della protesta che ha portato decine migliaia di manifestanti ad accamparsi nei dintorni della capitale, ai posti di confine di Singhu, Ghazipur e Tikri. Le iniziative del mega sit in hanno subito una battuta d'arresto con la seconda ondata della pandemia, anche se piccoli gruppi di agricoltori sono rimasti a presidiare ininterrottamente gli accampamenti.