Sindacati in stato di allerta: Stellantis replica il modello Germania

La Fiom rende noto l'esodo incentivato per 800 dipendenti deciso dal management

Non sono i 22 mila dipendenti in cassa integrazione del 1980, regista l'ad della Fiat dell'epoca, Cesare Romiti. È comunque certo che 800 (ottocento) dipendenti di Stellantis che dovranno lasciare oltre 40 anni dopo, ossia in questo che si sta rivelando un altrettanto orribile 2021, non sono roba di poco conto. Il regista questa volta non è un manager romano come Romiti, è l'ad portoghese Carlos Tavares, ma la sostanza non cambia.

La tempesta viene fuori quando la Fiom, ieri, spiega che, dopo la firma dell’accordo alla carrozzeria di Mirafiori per l’uscita incentivata di 160 addetti, che seguono i 100 della Maserati di Grugliasco, nei prossimi giorni si apriranno le procedure alle meccaniche, alle presse e alla costruzione stampi, tutti settori all’interno di Mirafiori, come anche alla Teksid di Carmagnola e alla ex Tea di Grugliasco. A inizio settembre, riporta un articolo de Ilfattoquotidiano.it, verrà perfezionato l’accordo per gli impiegati degli enti centrali, che prevede 350 uscite e un centinaio di ingressi. "In questo modo arriveremo a un totale di circa 800 addetti che usciranno dall’ex gruppo Fiat, praticamente tutti nel torinese", sottolinea il sindacato dei metalmeccanici.

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"Sono esodi incentivati, ossia i lavoratori utilizzeranno degli incentivi all’esodo verso la pensione: ciò non toglie che siamo di fronte alla perdita di ulteriori posti di lavoro. È come se chiudesse una fabbrica di medie dimensioni in un territorio che in questi anni ha solo visto cessazioni di attività e perdita occupazionale - commentano Edi Lazzi, segretario generale della Fiom di Torino e Ugo Bolognesi, responsabile di Mirafiori per il sindacato - Stellantis sta replicando in Italia l’operazione che ha fatto in Germania quando Psa ha acquisito la Opel e ha tagliato un terzo dei posti di lavoro proseguono i sindacalisti - Ma questo ridimensionamento, seppur gestito con accordi sindacali, fa bruciare ancora più forte la ferita di non aver assegnato a Mirafiori la gigafactory di batterie che avrebbe rappresentato un futuro certo per i lavoratori del gruppo e per la filiera automotive".

A questo punto, il copione non è decisamente più lo stesso di quello del 1980. All'epoca Romiti voleva mettere in cassa integrazione 24 mila dipendenti e licenziarne altri 14 mila: i sindacati entrarono in sciopero e, il 14 ottobre 1980, arrivò la storica marcia dei quarantamila, la manifestazione in cui i dipendenti di livello intermedio della Fiat sfilarono nel centro di Torino invocando il diritto al lavoro. Un terremoto che indusse i dirigenti a più miti consigli: alla fine Romiti chiese la cassa integrazione per 22 mila lavoratori e lo scioperò cessò. Oggi non funziona più così. Per evitare i licenziamenti, dicono i sindacati, "serviranno nuovi ammortizzatori sociali. Bisogna però - dicono dal sindacato - avere la consapevolezza che non possiamo gestire questa fase solo con gli incentivi e la cassa integrazione, perché sarebbe semplicemente l’accompagnamento al declino. Serve un progetto complessivo", sostengono i sindacalisti Fiom. E si riferiscono a nuovi modelli di auto, a nuove missioni produttive e al potenziamento dei settori innovazione, sviluppo e ricerca. Perché se è chiaro che Stellantis si sta riorganizzando, questo non significa a tutti i costi dismissioni su Torino. Eppure una cosa sembra evidente, almeno alla Fiom: è allarme rosso per l'indotto. Le aziende e gli operai che lavorano per Stellantis, subiranno un ulteriore contraccolpo che non può essere gestito solo attraverso gli ammortizzatori sociali ma, come dicono i sindacati, attraverso un nuovo progetto di rilancio del settore dell'automotive a Torino.

Il taglio col passato da parte della nuova Stellantis si può arguire anche da un altro dato, decisamente meno drammatico ma ugualmente significativo. Stellantis ha, infatti, inviato una lettera alle maggiori società di intermediazione immobiliare internazionali per avviare una procedura di agency sulla palazzina che ospitava gli uffici di Gianni Agnelli e Sergio Marchionne. L’edificio situato al numero 250 di via Nizza fu ultimato nel 1926 per alloggiarvi direzione, amministrazione, mensa e altri servizi: fino al gennaio 2014 è stata la sede legale della Fabbrica Italiana Automobili Torino, poi, con l’acronimo Fca-Fiat Chrysler Automobiles, trasferita in Olanda. La palazzina Fiat, 20 mila metri quadrati, è vincolata dalla Soprintendenza dei beni architettonici in quanto facente parte del complesso del Lingotto, oggetto, quest’ultimo, di un restyling voluto dalla famiglia Elkann-Agnelli che ne sta trasformando la pista sul tetto in un giardino aperto al pubblico, tipo high-line di New York. Con la vendita della palazzina al Lingotto, la (ex) Fiat cancella qualsiasi traccia di sé dal centro di Torino: l'intento è identificare Stellantis solo con gli stabilimenti in periferia, Mirafiori e Grugliasco (ancora per poco).

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