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26 luglio 1956: il naufragio del transatlantico "Andrea Doria"

65 anni fa ci fu una violenta collisione con la "Stockholm"

Sono passati 65 anni dalla tragedia del transatlantico “Andrea Doria”, naufragato il 26 luglio del 1956 durante la traversata Genova-New York. 

Per il comandante Piero Calamai sarebbe stata l’ultima alla guida di questa nave, dato che lo aspettava il comando della "Cristoforo Colombo". Aveva a bordo 1134 passeggeri e 572 membri d'equipaggio, era dotata di scialuppe sufficienti per tutte le persone a bordo. Gli ufficiali erano esperti di navigazione e l’equipaggio era perfettamente istruito per ogni evenienza. Contemporaneamente una nave mercantile battente bandiera svedese, la "Stockholm", un transatlantico per il trasporto promiscuo di merci e passeggeri, si dirigeva verso Göteborg. La "Stockholm" era agli ordini del comandante Gunnar Nordenson, ma al momento dell'incidente al comando di guardia in plancia vi era il terzo ufficiale di coperta Johan-Ernst Carstens-Johannsen

Alle 23:10 entrambe le navi stavano per incrociare un corridoio molto trafficato, coperto da una fitta coltre di nebbia. Non ci fu alcun contatto radio e nonostante l'"Andrea Doria" continuasse ad emettere i fischi obbligatori durante la nebbia, la "Stockholm" non lo fece; una volta giunte a potersi vedere ad occhio nudo fu troppo tardi per praticare contromanovre atte ad evitare l’incidente. L’impatto fu violentissimo. Quarantasei dei 1706 passeggeri trovarono la morte al momento dell'impatto, insieme a 5 uomini della "Stockholm". Il numero limitato di vittime ed il completo successo delle operazioni di soccorso fu soprattutto merito del comportamento eroico dell'equipaggio dell'Andrea Doria, soprattutto del comandante Piero Calamai, e delle rapide e difficili decisioni da lui prese in momenti tanto concitati. Nel corso del processo, la nebbia venne alla fine considerata l'unica responsabile del disastro, ma diverse altre cause concomitanti vennero evidenziate nel corso dell'inchiesta dai rispettivi collegi di difesa. La collisione tra l'"Andrea Doria" e la "Stockholm" portò a diversi cambiamenti nel mondo marittimo, tesi ad evitare che incidenti simili potessero ripetersi: le compagnie armatrici furono obbligate a migliorare l'addestramento degli uomini all'uso del radar.

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