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directions_boatExxonMobil perde 680 milioni e annuncia 14.000 licenziamenti

Tre trimestri consecutivi in perdita. Timori per 130 dipendenti Esso in Italia

ExxonMobil, una delle più grandi compagnie petrolifere del mondo occidentale, subisce lo smacco del sorpasso da parte dell'altra sorella, la statunitense Chevron. Fino a poco tempo fa la più grande compagnia petrolifera del mondo, ExxonMobil perde lo scettro a causa di un brutto terzo trimestre 2020, chiuso con un giro d'affari in calo del 29% a 46,2 miliardi di dollari, poco meno di 40 miliardi di euro. Nel periodo da luglio a settembre, infatti, ha perso 680 milioni di dollari, ossia 573 milioni di euro, ma soprattutto ha inanellato il terzo trimestre consecutivo in rosso. La compagnia di Houston (Texas) a questo punto pianifica di ridurre del 15% il suo organico nel mondo, il che significa che 14 mila lavoratori perderanno il posto l'anno prossimo: 2 mila dovrebbero essere dipendenti statunitensi, gli altri 12 mila saranno distribuiti nei paesi dove opera la multinazionale. La preoccupazione serpeggia, ovviamente, anche tra i dipendenti italiani della compagnia: 2.000 tagli dovrebbero riguardare l’Europa e, di questi, circa 130 l’Italia che ne ha in organico complessivamente 850, operanti con il marchio Esso. Non a caso il 6 ottobre scorso i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato i vertici della divisione italiana: dall'incontro però non è emersa nessuna disponibilità a rivedere il piano di esuberi, visto che i risultati peggiorano e i risparmi sui costi del personale, circa 15 milioni, servono per pagare i dividendi agli azionisti.

Nelle stesse ore in cui annunciava perdite e piani di lacrime e sangue, infatti, la compagnia confermava l'intenzione di distribuire un dividendo ai suoi azionisti, il prossimo 10 dicembre: un dividendo di 0,87 dollari per ogni azione, per un assegno complessivo da 3,7 miliardi di dollari che non accontentano del tutto gli azionisti, visto che, per la prima volta dal 1982, il dividendo non sarà in crescita ma rimarrà lo stesso dell’anno precedente. La fetta più grossa di questi soldi andrà comunque al gruppo Vanguard, primo azionista con il 7,8% che incasserà 288 milioni di dollari; a State Street andranno poco meno di 200 milioni e più o meno lo stesso incasserà il terzo azionista con il 4,9%, ossia Blackrock, che durante l’ultimo forum di Davos a gennaio ha annunciato una svolta verde che, per ora, non si è concretizzata.

A differenza di altri big del settore che cercano di convertirsi a forme di energie rinnovabili, ExxonMobil è sempre rimasta fedele al petrolio e non ha intenzione di cambiare rotta, insensibile, dicono gli esperti, ai crescenti allarmi ambientali e ai ripetuti inviti ad abbassare le emissioni di gas nocivi. Eppure, sempre secondo gli addetti ai lavori, negli ultimi cinque anni proprio l’eccesso di investimenti nel petrolio avrebbe contribuito non poco a bastonare le performance della compagnia, andate al di sotto di quelle dei concorrenti. Colossi come British Petroleum e Eni, invece, hanno annunciato l'intenzione di intraprendere una transizione verso altre fonti energetiche oltre a quelle fossili.