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Venezia: 16 osservazioni al Piano di gestione delle acque

Tanti sono i rilievi con richiesta di spiegazioni mossi da 7 associazioni ambientaliste

Mose, grandi navi, scavo dei canali e moto ondoso. Sono questi, i grandi temi sui quali si gioca la salvaguardia della laguna di Venezia. Temi sui quali, però, troppo pochi sono i dettagli utili a capire quali saranno le strategie future, soprattutto in relazione al nuovo Piano di gestione delle acque e del rischio alluvioni che l'Autorità di bacino Alpi Orientali approverà a dicembre e che rimarrà in vigore fino al 2027. A muoversi con sedici osservazioni e con richiesta di spiegazioni sono sette associazioni veneziane: Italia, Nostra, Ecoistituto del Veneto, VeneziaCambia, Comitato ambientalista altro Lido, Estuario Nostro, Lipu e Wwf.

"La Commissione europea chiede di migliorare lo stato della laguna, ad oggi cattivo quasi in tutti i settori per effetto di moto ondoso, portualità, mancanza di sedimenti, dragaggi - spiega Antonio Rusconi, ingegnere civile con specializzazione in idraulica sperimentale, che ha presentato le osservazioni assieme a Stefano Boato dell'Ecoistituto del Veneto - Abbiamo delle dilazioni per metterci in regola, ma nei nuovi piani non si specificano i dettagli dell'azione". Il primo neo del Piano della acque è che Mose, navi e porto sono stati ignorati, dicono gli esperti. A questo si aggiungono suggerimenti troppo vaghi, secondo le associazioni, sullo spostamento delle petroliere fuori dalla laguna e sul dimezzare i limiti di velocità nei canali portuali e sulla gestione dei fanghi di scavo, ma anche sullo spostamento delle navi dalla marittima.

"In tre mesi è difficile entrare nel dettaglio ma una volta raccolte le osservazioni valuteremo a quali aspetti dare indirizzo attuativo", sottolinea Andrea Braidot, dirigente della direzione risorse idriche dell'Autorità di bacino. Le deroghe alle norme, poi, sono invocabili per "opere di interesse generale: il Mose - dice Braidot - resta fuori comunque perché è un progetto degli anni '80. Sulle grandi navi non ci siamo espressi perché spetta al ministero delle Infrastrutture, d'accordo con l'Autorità portuale", conclude Braidot.

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