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Brescia spinge sull'auto elettrica

Un bando del Comune per ampliare la rete di ricarica

L’auto elettrica rimane ancora una nicchia ma sta crescendo. I numeri sono in aumento e ,lo sa bene il Comune di Brescia: secondo gli ultimi dati, le auto a zero emissioni, in città, nel 2021, sono triplicate rispetto all’anno prima e le ricariche delle colonnine sono più che raddoppiate.

I dati spingono il Comune ad ampliare la rete di ricarica attraverso una "manifestazione d’interesse" messa in pista per raccogliere le proposte di diversi operatori. La mappa delle nuove colonnine sarà pronta entro giugno: nel frattempo, si stanno muovendo gli operatori. A metà gennaio, verrà ufficializzato l’accordo tra A2A ed Enel X per l’interscambio delle colonnine dei rispettivi clienti.

Attualmente, a Brescia, sono presenti una quarantina di stazioni di ricarica: la fetta maggiore è rappresentata dalla colonnine di A2A che sono 32, comprese quelle realizzate nei parcheggi in struttura, ciascuna in grado di ricaricare due veicoli, con energia al 100% green. Questo, in base a un accordo del 2010 tra Comune di Brescia e A2A, prorogato e integrato nel corso degli anni. Quella fase di "sperimentazione" si è, di fatto, conclusa il 29 dicembre scorso, quando la giunta comunale ha stabilito gli "indirizzi" per la localizzazione, la realizzazione e la gestione delle nuove infrastrutture.

Per prima cosa sarà mappata l’attuale rete, poi sarà definito il fabbisogno futuro di colonnine per ciascuna zona: il numero, in sostanza, è destinato a crescere ma andrà valutata anche l’evoluzione del mercato, la presenza di colonnine in aree private (ad esempio, in supermercati e centri commerciali), nei distributori di benzina o nelle abitazioni e nei condomini, una soluzione spinta anche dal Superbonus.

Una volta definito numero e tipo di stazioni, ossia se parliamo di ricarica lenta o veloce, l’assegnazione delle nuove postazioni avverrà con una manifestazione di interesse, puntando a garantire la contemporanea presenza di più operatori. L’obiettivo è che la procedura si chiuda entro il 30 giugno 2022, con la possibilità di assegnare successivamente eventuali postazioni rimaste vacanti.

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La delibera del Comune di Brescia precisa che le postazioni saranno assegnate per dieci anni: le installazioni dovranno rispettare "i migliori standard possibili in tema di sicurezza, efficienza e interoperatività". Proprio l'interoperatività è uno dei punti forti sul quale il Comune insiste: chi possiede un’auto elettrica dovrà poter effettuare la ricarica in qualunque colonnina, al di là di abbonamenti o contratti con una particolare società.

"Gli operatori dovranno assicurare l’interoperabilità -si legge nella delibera- fra sistemi di ricarica e tra circuiti diversi, consentendo l’uso di ogni singola installazione da parte di tutti gli utenti, nel rispetto dell’accessibilità universale". I dati dovranno poi essere messi a disposizione del Comune così che Loggia e Brescia Mobilità possano elaborare un portale o un’app che informi, in tempo reale, i cittadini sulle colonnine disponibili in quel momento e sulle relative tariffe.

D'altra parte, come dicevamo, il numero dei veicoli elettrici circolanti in città è in "costante crescita", spiegano dal Comune di Brescia: basti dire che, nel 2021, i permessi Ztl rilasciati alle auto elettriche è triplicato rispetto al 2020, superando quota 780. In base ai dati forniti da A2A E-mobility, sempre l'anno scorso, si è verificato il raddoppio del fabbisogno di ricarica sul territorio comunale, sia in termini di numero di ricariche, passate da 15 mila a oltre 32 mila, che in termini di energia erogata, passata da 300 mila a 600 mila kilowattora.

Le previsioni parlano di un costante aumento dei veicoli elettrici, visti anche gli obiettivi dell’Europa di azzerare le emissioni di gas serra con la messa fuori produzione delle auto diesel e benzina nel 2035. Lo scenario ha spinto il Comune di Brescia a "stabilire una disciplina organica per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture di ricarica" definendo criteri e standard "al fine di salvaguardare la qualità del servizio offerto agli utenti finali", favorendo al tempo stesso la presenza contemporanea di diversi operatori.

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