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trainIl Tesoro respinge al mittente il modello Genova

Bocciato l'elenco del Mit con 50 opere pubbliche che dovevano essere commissariate

Ferrovie dello Stato Italiane

Il record del ponte Genova "San Giorgio" doveva essere un cavallo di Troia. Costruito in meno di due anni, anche grazie al commissario straordinario (in questo caso il sindaco di Genova Marco Bucci) che ha tagliato alcuni passaggi rispetto al modo classico di gestire un'opera pubblica - primo fra tutti il bando di gara per l'appalto dei lavori - avrebbe dovuto imporre un modello Genova che doveva servire a sbloccare e sburocratizzare gli appalti delle grandi opere italiane. E invece no. Il Fatto quotidiano riporta in un articolo il niet arrivato dalla Ragioneria dello Stato che, con una nota di due pagine, ha bloccato la lista di opere da commissariare che era stata inviata al ministero del Tesoro dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli.

I fatti riassunti dal Fatto quotidiano sono questi. A ottobre il Mit spedisce al ministero del Tesoro una lista di opere da commissariare, costruendole di fatto con il modello Genova, cioè con le stesse procedure con cui è stato edificato il porto di Genova San Giorgio. La lista della spesa comprende 50 infrastrutture: 13 stradali, 15 ferroviarie, una di trasporto rapido di massa, 7 idriche, due portuali e 12 di edilizia statale. tra queste opere alcune sono enormi come l'AV (Alta velocità) ferroviaria Fortezza-Verona (costo 5 miliardi di euro), Brescia-Padova o la Napoli-Bari, ma anche la diga Maccheronis (Nuoro) o la Metro C di Roma.

Il 9 novembre il ministero del Tesoro di Roberto Gualtieri ha risposto allegando il giudizio firmato dal Ragionere generale Biagio Mazzotta, il quale contesta due cose: l'elenco è troppo lungo, addirittura più lungo della lista precedente di febbraio, e che è un mero elenco privo di alcuna indicazione circa il livello progettuale e gli aspetti finanziari dei singoli interventi (costo copertura e fonti di finanziamento) e non fornisce alcun elemento informativo atto a giustificare la necessità di procedere alla nomina di un commissario straordinario. Inoltre, obietta la ragioneria dello Stato, non sono indicati (come indica la norma) i vari Cup, il Codice unico di progetto, il codice alfanumerico unico che identifica e accompagna un progetto d'investimento pubblico dalla nascita.

Il Mit, in pratica, viene accusato nel momento in cui trasmette un mega elenco di 50 opere da commissariare per edificarle, di non essere in grado di giustificare per quali ragioni economiche o tecniche ha deciso di seguire questa strada. Questo anche se il decreto Semplificazioni prevede l'ipotesi del commissario straordinario per "opere con un elevato grado di complessità progettuale, particolare difficoltà esecutiva o attuativa e complessità delle procedure tecnico-amministrative". Invece, la nota della ragioneria dello Stato, "esprime contrarietà" al fatto che "tra le opere da commissariare sono inseriti interventi quali quelli proposti dal ministero dell'Interno che, oltre a essere di modesta entità trattandosi perlopiù di ristrutturazioni di immobili sede di caserme e commissariati, non rientrano nel perimetro di applicazione della norma , non rivestendo carattere strategico".

L'articolo del quotidiano diretto da Marco Travaglio mette in luce come l'idea che servano dei commissari straordinari in deroga a tutto per ristrutturare una dozzina di "caserme in giro per l'Italia (dalla Boscariello di Napoli alla Ilardi di Genova) fa indispettire la Ragioneria a tal punto che il Ragioniere Mazzotta ricorda al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che "la nomina di una commissario straordinario determina oneri connessi al compenso e all'eventuale supporto tecnico-amministrativo che gravano sul quadro economico dell'opera sottraendo risorse destinate alla sua realizzazione". Il commissario, insomma, dice la Ragioneria dello Stato, "deve essere limitato a opere di rilevanza strategica" e basta. Non se ne può abusare e va spiegato ogni volta perché eventualmente vi si ricorre.