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directions_boatAssarmatori, sei miliardi dasl recovery fund per la nuova politica marittima italiana

IL presidente Stefano Messina: "Due miliardi per le flotte green, uno per lo sviluppo delle banchine e tre miliardi per l'idrogeno"

Due miliardi di euro per rinnovare e rendere green le flotte dei traghetti del corto (500 milioni di euro) e lungo raggio (1,5 miliardi di euro). E ancora, oltre un miliardo di euro per lo sviluppo del cold ironing, l’elettrificazione delle banchine, nei porti e tre miliardi per lo sviluppo della mobilità a idrogeno. Sono i numeri emersi questa mattina dall’anual meeting di Assarmatori, svoltasi in streaming ma interrotta poi per problemi tecnici e rinviata al 26 novembre. "Sul recovery fund il settore dello shipping ha avuto una grande attenzione dal governo che ha riconosciuto il trasporto marittimo come un'infrastruttura essenziale", spiega Stefano Messina presidente di Assarmatori. I numeri dicono che dei 209 miliardi totali che spetterebbero all'Italia, una grossa fetta (circa 6 miliardi, appunto) va proprio al settore marittimo: Sono cifre che danno il senso di una vera e propria virata nella politica marittima italiana, con il riconoscimento a questo settore di una valenza di infrastruttura strategica, pari a quella della rete autostradale e ferroviaria che sta coinvolgendo il nostro Paese.

Muovendo da questa considerazione, frutto di un’analisi dei contenuti del Piano next generation EU (risorse destinate all’Italia per 209 miliardi di euro) e del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo italiano, il presidente Messina ha rilanciato le carte, aprendo di fatto una vera e propria sfida per il mare. Una sfida che è nei fatti e nei contenuti, una sfida del Paese, considerando che il settore mette in pista 50 linee regolari per le isole minori e 24 per le isole maggiori, ma soprattutto che, come anticipato oggi da un’analisi Assarmatori affidata a Nomisma (i cui contenuti completi saranno illustrati a breve) ogni euro investito nel settore del trasporto marittimo ne genera altri tre nell’economia nazionale, e un posto di lavoro creato nello shipping ne attiva circa quattro nelle aree contigue al settore. Sul Registro internazionale italiano delle navi, Assarmatori, in contrasto con Confitarma, chiede che gli sgravi contributivi sul costo del lavoro siano allargati anche alle navi di armatori europei e battenti bandiere dell'Ue.

L'impulso all'economia e all'occupazione del settore, secondo Messina, sono "motivazioni più che valide per ottemperare alle indicazioni dell’Unione Europea che, nell’approvare il regime di aiuti del cosiddetto Registro internazionale marittimo, ha chiesto all’Italia di estenderne i benefici anche ai marittimi arruolati da imprese europee e imbarcati su navi battenti bandiere dell’Ue - sottolinea Messina - Gli sgravi contributivi sul costo del lavoro concessi dalla legge 30/98 (istitutiva del Registro Internazionale) hanno permesso di invertire la tendenza negativa degli anni ottanta e di far crescere un’occupazione italiana che ora è tornata a stagnare. Oggi l’unica possibilità di crescita dell’occupazione marittima italiana è legata alla possibilità dei nostri marittimi di lavorare sulle navi armate dalle imprese europee e battenti bandiere dell’Unione. La Commissione Europea lo chiede e siamo convinti che questa modifica dell’impianto normativo porterà grandi sviluppi dell’occupazione".

I soldi previsti per il settore dello shipping dal recovery fund sono "stanziamenti degni di un vero e proprio piano Marshall per la flotta e ampliamento del regime del Registro. Rappresentano - conclude Messina - la grande, doppia, occasione per lo sviluppo del settore, visto che il solo traffico crocieristico impatta per 13 miliardi sull’economia italiana generando 120.000 posti di lavoro. E sono, quindi, l’innesco di un effetto moltiplicatore sull’economia del Paese".