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directions_carSequestrati 26 milioni di euro ai dirigenti della Strada dei Parchi

Grave degrado della A24 in Abruzzo. Per la procura è un altro caso di cattiva manutenzione (come a Genova)

Urbeaero

Un altro ponte Morandi? Poteva succedere, almeno stando a quanto rilevato dalla forze dell'ordine di Teramo che, a conclusione di una serie di complesse indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Teramo hanno portato alla scoperta di una lunga serie di ammaloramenti (parola con cui abbiamo imparato a convivere proprio dalla tragedia del viadotto genovese) in una altrettanto lunga serie di opere pubbliche della Strada dei Parchi Spa. Più precisamente sono stati recapitati sei avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Teramo sulla sicurezza dei viadotti dell’A/24 ed in particolare su quelli di Cerchiara e Casale San Nicola. Come per la tragedia genovese, anche in questo caso, la situazione si è rivelata talmente pericolosa (e vergognosamente mal gestita) che i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, beni mobili, immobili, per un ammontare di 26,7 milioni di euro, nei confronti dei sei soggetti indagati che, nel tempo, hanno assunto cariche apicali della Strada dei Parchi Spa e di altre due società collegate.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Teramo, Roberto Veneziano, che ha accolto le richieste dei pm titolari delle indagini, Laura Colica e Silvia Scamurra. L'attività investigativa è partita da alcune segnalazioni - successive ai tragici fatti riconducibili al crollo del ponte Morandi di Genova, appunto - che denunciavano lo stato di evidente degrado delle pile dei viadotti della A24, in particolare di quelli ricadenti nel territorio teramano.

I sopralluoghi e i rilievi fotografici della Guardia di Finanza di Teramo, effettuati alle pile del viadotto Casale San Nicola del Comune di Isola del Gran Sasso, hanno alla fine evidenziato lo stato di grave degrado delle pile e degli impalcati oggetto di indagine. Un ammaloramento dello strato di calcestruzzo posto a protezione dei ferri d’armatura (il cosiddetto strato copriferro), il danneggiamento delle canaline di raccolta e dei discendenti che convogliano le acque di dilavamento provenienti dalla sede autostradale ma anche il grave stato di ossidazione dei ferri delle armature esposti agli agenti atmosferici a causa della mancanza dello strato copriferro, sono stati i difetti evidenziati dalle indagini. Per questo, e per evitare che le cose peggiorino, le indagini sono state estese anche ad altri viadotti della stessa tratta autostradale (Cretara, S. Nicola 1 e 2, Le Grotte, Cerchiara), sempre nei territori dei comuni di Isola del Gran Sasso e Colledara.

Numerose sono state le acquisizioni documentali effettuate presso gli uffici del ministero delle Infrastrutture e trasporti di Roma, la sede della società concessionaria Strada dei Parchi Spa, e la magistratura amministrativa (Tar Lazio e Consiglio di Stato). Dalle audizioni di dirigenti e funzionari del ministero e dei responsabili della società, oltreché dalle consulenze tecniche eseguite dal Berardino Chiaia del Politecnico di Torino, hanno condotto a contestare "plurimi gravi fatti di reato" di "Inadempimento di contratti di pubbliche forniture" e di "attentato colposo alla sicurezza dei trasporti e disastro colposo".

Sulla situazione così come si è venuta a creare parla chiaro una nota della Guardi di Finanza di Teramo. "La grave situazione accertata - dice Gdf - a partire da settembre 2018 a oggi dei sette viadotti teramani è stata evidentemente causata dalla totale inadempienza, dal 2009 a oggi, da parte della concessionaria autostradale degli obblighi di manutenzione ordinaria sulle opere discendenti dall’atto concessorio. Le uniche opere di manutenzione ordinaria svolte dalla concessionaria Strada dei Parchi spa hanno riguardato negli anni la pavimentazione, il verde, le segnaletiche e non le parti strutturali dei viadotti (cassoni, pile e appoggi e ritegni antisismici). I citati interventi di manutenzione ordinaria sulle opere d’arte sono stati effettuati a partire dal 2018 e neppure a spese della concessionaria perché sono stati utilizzati contributi statali, erogati in base ai provvedimenti successivi i fatti di Genova".

"Grave poi - prosegue la nota - è risultata anche l’inottemperanza agli obblighi di manutenzione straordinaria che gravavano sulla concessionaria dal 2009 relativamente al viadotto Temperino, da eseguirsi entro il 2013 ma anch’essi omessi fino al 2018/2019, quando sono stati eseguiti con contributi dello Stato. Ciò ha comportato la contestazione alla concessionaria delle gravi inadempienze agli obblighi derivanti dall’incarico pubblico di gestione dell’autostrada A24 nel tratto teramano e la contestazione dell’attentato colposo ai pubblici trasporti, poiché le prolungate omissioni dal 2009 al 2018 (e in parte ancora fino a oggi) non hanno assicurato la funzionalità e l’esercizio in sicurezza della tratta autostradale e hanno messo in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti".

Per i reati di "Inadempimento di contratti di pubbliche forniture" la Procura di Teramo ha chiesto e ottenuto dal gip Roberto Veneziano il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del profitto del reato per circa 5 milioni, pari ai rilevanti risparmi di spesa conseguiti con conseguimento anche di contributi statali.

Non è tutto. Le Fiamme Gialle teramane, inoltre, hanno accertato a carico dei vertici della concessionaria anche "plurime condotte di abuso d’ufficio" poiché, abusando della loro qualità di incaricato di pubblico servizio, pur avendo da concessione e da legge la facoltà di affidare i lavori connessi all’autostrada a imprese collegate nella misura massima del 60% del valore della concessione, "hanno superato la percentuale già dal 2015 e - nonostante le varie diffide del ministero - hanno continuato ad affidare i lavori infragruppo alla Toto spa Costruzioni Generali anche violando costantemente i dettami del codice degli appalti. Condotte illecite che hanno comportato il sequestro diretto e per equivalente nei confronti di tre degli indagati e il sequestro diretto nei confronti delle società collegate alla concessionaria, per circa 21 milioni di euro".