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directions_carTribunale del Riesame: "Castellucci senza scrupoli"

Le 30 pagine di motivazione indicano un quadro probatorio rimasto intatto

Si addensano nubi ancora più fitte intorno all'ex ad di Atlantia Giovanni Castellucci. Secondo il Tribunale del Riesame di Genova che ha revocato gli arresti domiciliari al top manager ex numero uno di Autostrade, "emerge un quadro di totale mancanza di scrupoli per la vita e l’integrità degli utenti delle autostrade". Secondo i giudici, "l’avvenuta dismissione, da parte di Castellucci, di tutte le cariche nel gruppo al quale fa capo Autostrade per l’Italia, accompagnata dall’interdizione per un lungo periodo da qualsiasi attività professionale e societaria, impedendogli nuove scalate imprenditoriali, lo priva chiaramente della possibilità di sistemare i fedeli in posti appetibili". Potere di cui l’ex numero uno di Aspi e Atlantia si servì per convincere Paolo Berti, ex direttore centrale delle operazioni, a mentire, secondo la procura di Genova, in suo favore nel processo sulla strage del bus di Avellino, facilitandone l’assoluzione.

Arrestato l’11 novembre scorso nell’ambito delle indagine sulla mancata manutenzione delle barriere autostradali, Castellucci è stato liberato: eppure, come riporta un articolo de Il Fatto quotidiano, a leggere le 30 pagine di motivazione il quadro probatorio ne suoi confronti è rimasto intatto. Il collegio, composto dai giudici Massimo Cusatti, Cristina Dagnino e Valentina Vinelli, ha sostituito la misura con l’interdizione di un anno dall’attività di ingegnere e dalla possibilità di ricoprire incarichi pubblici. Il Riesame ha confermato in pieno il quadro probatorio così come da ordinanza di arresto, ritenendo però assente, in questo momento, "l’attualità dell’esigenza" cautelare che giustificherebbe gli arresti domiciliari.

"Dalle indagini in atti - si legge nel provvedimento - sono emersi gravi difetti di parte delle barriere utilizzate e, soprattutto, gravi difetti di progettazione della loro posa in opera, con una conseguente situazione persistente di insicurezza della rete autostradale (…) alla quale a lungo non è stato posto rimedio o sono stati posti solo rimedi limitati ed inadeguati, pur nella consapevolezza della pericolosità della situazione creata". Condotta, questa, frutto di una precisa scelta dei vertici di Aspi, che nel corso degli anni "realizzavano la politica imprenditoriale, gradita agli azionisti, della massimizzazione dei profitti a scapito della sicurezza degli utenti". Per questo, la consulenza tecnica di parte affidata dai pm al super-ispettore del ministero dei trasporti Placido Migliorino evidenziava "frequentissime gravi criticità presenti sia per lunghi tratti della autostrada A12 e, in particolare, in moltissimi viadotti, sia sulla A10, ma anche sulla A7 e sulla A26". In particolare, Autostrade non verificava in modo adeguato (e talora non verificava affatto) la resistenza delle barriere all’azione del vento, concausa, insieme all’uso di materiali di costruzione scadenti, dei due cedimenti sui viadotti dell’A12 Rio Castagna e Rezza tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

Per quanto riguarda Castellucci, la sua "piena consapevolezza della inadeguatezza e pericolosità delle barriere", secondo i giudici, "emerge poliedricamente da una serie di elementi ben delineati" nell’ordinanza del gip. La strategia di risparmio sulle manutenzioni consisteva "nel limitare un intervento di rinforzo unicamente a pochi tratti, tra i quali ovviamente quelli dove vi era stato il cedimento, imputandolo falsamente a un vento eccezionale e a un mero difetto di montaggio, evitando così comunicazioni e accertamenti che avrebbero determinato la constatazione dell’inadeguatezza del progetto". Sulle altre tratte, invece, ci si limitava ad abbattere la parte superiore delle barriere, le cosiddette "ribaltine", in modo da portarle ad una altezza di 3 metri, per attenuare gli effetti della pressione del vento e da diminuire parzialmente il pericolo di crollo: omettendo, però, "di riferire allo Stato e ai terzi la vera ragione di tali interventi", cioè il difetto di progettazione. Uno stratagemma, scrive il Riesame, "articolatamente fraudolento, integrato da occultamenti e falsità, volto a un notevolissimo risparmio di spesa e a nascondere allo Stato l’inidoneità e pericolosità delle barriere".

Il Riesame giudica "concreto e attuale", nonostante il venir meno dei rapporti di Castellucci sia con Aspi che con Atlantia, il pericolo di reiterazione di reati simili: "Oltre alla gravità dei fatti descritti - si legge - Castellucci è indagato sia nell’indagine relativa al crollo di ponte Morandi, sia nella vicenda relativa alla lacunosa manutenzione del sistema di gallerie", sia, ancora "per tentata truffa, per avere cercato, insieme ai complici, di imputare molti dei costi relativi al ripristino della sicurezza sotto una voce convenzionale diversa dal dovuto", per diminuire i debiti di Aspi con lo Stato, sempre allo scopo di arricchire l’azienda.

Il manager è ancora imputato (sebbene assolto in primo grado) nel processo sulla strage di Avellino, in cui 40 persone persero la vita per la caduta di un pullman da un viadotto autostradale. Un quadro - conclude il Riesame - che fa emergere "la persistente totale mancanza di scrupoli per la vita e l’integrità degli utenti delle autostrade, compiendo azioni e omissioni in concorso relative a praticamente tutti i tipi e gli oggetti di manutenzione ed adeguamento nell’ambito della gestione, condotte volte tutte a una poliedrica e persistente politica del profitto aziendale, soprattutto risparmiando le spese dovute, ma anche cercando a imputarle a capitoli non pertinenti perché potessero essere in parte detratte dai debiti verso la controparte, perseguito anche attraverso condotte delittuose".

E "neppure può dirsi che le condotte illecite siano state da lui tenute solo nell’interesse di terzi, in quanto i soddisfatti azionisti di maggioranza avevano modo di compensarlo adeguatamente con rilevantissimi compensi economici e la partecipazione ai piani di incentivi triennali, la cui remuneratività non risulta specificata, ma con i quali si manifestava il particolare gradimento da parte degli azionisti per gli utili distribuiti". Il "perseguimento degli interessi del gruppo", si legge ancora nell’ordinanza, emerge chiaramente "con manovre coinvolgenti anche i massimi vertici politici poco dopo il crollo di ponte Morandi", quando Castellucci è ancora ai vertici di Aspi: il riferimento è alla telefonata con il governatore ligure Giovanni Toti in cui il manager cerca "accordi di scambio ad altissimo livello", promettendo il contributo al salvataggio di Carige da parte degli azionisti di Atlantia, in cambio della "mancata revoca da parte dello Stato della concessione della gestione delle autostrade al gruppo".