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directions_carI Benetton vogliono indietro i 3 milioni di Giovanni Castellucci

Atlantia reclama l'acconto della principesca buonuscita da 13 milioni concordata un anno fa e oggi congelata

Mentre tutti aspettano con impazienza la riunione del 30 novembre che dovrebbe risolvere la questione tra Aspi-Atlantia-Cdp, i Benetton chiedono indietro i 3 milioni versati all’ex amministratore di Atlantia, Giovanni Castellucci, come acconto della principesca buonuscita da 13 milioni concordata un anno fa, oggi congelata. Lo riporta un articolo de Il Fatto quotidiano, secondo cui la famiglia di imprenditori si riserva anche di avanzare ulteriori richieste di risarcimento nei confronti del loro ex braccio operativo per le Autostrade.

La decisione è stata formalizzata venerdì dal consiglio di amministrazione di Atlantia. "Con riferimento all’accordo di risoluzione consensuale con Giovanni Castellucci, stipulato il 17 settembre 2019, il consiglio ha deciso di sospendere il pagamento di qualsiasi residuo importo previsto nel predetto accordo e, riservata ogni ulteriore azione, ha deliberato di richiedere la restituzione di quanto già pagato, da ultimo a seguito dell’ordinanza del 14 ottobre scorso del giudice del lavoro di Roma che ha respinto il ricorso della Società finalizzato alla sospensione del pagamento della seconda rata, deliberata dal consiglio del 13 dicembre 2019", si legge in una nota.

Il cda ha quindi "espresso profondo sconcerto e totale riprovazione per i comportamenti e le affermazioni emerse nell’ordinanza di misure cautelari". La società sottolinea la "fondamentale" necessità di "portare avanti con la massima incisività il processo di profondo cambiamento già avviato nel corso del 2019". Sono state, quindi, avviate iniziative legali per "verificare la sussistenza di comportamenti “non conformi alla legge, al codice etico, a norme e regolamenti aziendali, indipendentemente dalla loro rilevanza penale. Nel caso vengano accertati, anche sulla base di una verifica degli atti giudiziari, allora scatteranno una serie di misure, da provvedimento disciplinari, tra cui la risoluzione del rapporto di lavoro, all’interruzione del pagamento delle spese legali, dall’esercizio di eventuali clausole di claw-back alla richiesta di ulteriori danni, anche reputazionali. Provvedimenti che saranno assunti in caso sia negativa la valutazione di fatti contestati che da ora in poi scatterà per i dipendenti coinvolti in procedimenti penali ai sensi di una nuova policy interna".