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directions_carL'autotrasporto fa i conti con neve e disservizi

Trsportounito: 316 milioni di danni fra novembre 2019 e luglio 2020

Dopo la recente emergenza neve, le associazioni dei trasportatori si muovono in blocco per denunciare la cronicizzazione dei disservizi che penalizzano le imprese di trasporto su gomma. Si parla di 316 milioni di danni fra novembre 2019 e luglio 2020, ma soprattutto si parla di imprese del trasporto su gomma che continuano a pagare le inefficienze di altri. Sono questi, in sintesi i punti messi in rilievo dal comunicato di Trasportounito, ennesimo grido d'allarme per un settore che si sente preso di mira.

"Altre categorie intravedono la luce in fondo al tunnel, per l’autotrasporto che opera nei bacini portuali e nelle aree industriali e logistiche liguri al conto dei danni, già quantificato in 316 milioni di euro per il periodo novembre 2019-luglio 2020, si somma ormai una penalizzazione cronica che sta avviando verso il tracollo le aziende del settore, già caratterizzate da una fragilità finanziaria frutto di anni di totale assenza di politiche settoriali. E il caso neve, le modalità con cui è stata affrontata, o meglio non affrontata, da Autostrade questa ennesima emergenza è la classica goccia che fa traboccare il vaso", scrive Trasportounito.

Secondo Giuseppe Tagnochetti, coordinatore regionale di Trasportounito, la situazione dell’autotrasporto, penalizzato dal crollo del Morandi, quindi dai lavori programmati ed eseguiti in maniera dissennata sulla rete autostradale, pesa in modo sostanziale sulla quantificazione dei danni presentati oggi insieme alle altre categorie, attraverso il comitato Salviamo Genova e la Liguria. Questo, secondo Tagnocchetti, accade perché la penalizzazione di questa categoria, di importanza strategica irrinunciabile per garantire il flusso delle merci e il funzionamento dei porti, è ormai divenuta una costante. Proseguono i disservizi, le code, l’incapacità di affrontare le emergenze, in primis da parte dei soggetti preposti a gestire le grandi infrastrutture. E si allunga la lista dei costi, che continuano a gravare sulle spalle dell’autotrasporto.

Le stime del comparto sono state fornite da Trasportounito e dimostrano un peggioramento del servizio almeno dal 24 novembre 2019, in seguito al crollo di un viadotto sull’autostrada A6 con conseguente riduzione a una corsia sia della A26 che della A7. Alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni con l’emergenza maltempo, il passivo da inefficienze del sistema resta una voce aperta nel bilancio dell’autotrasporto.

Quello che è stato scritto e presentato pubblicamente oggi, per quanto riguarda i 132 giorni di crisi dei lavori, è diventato un sovra-costo cronico riconducibile a 4 elementi: La percentuale di riduzione della capacità produttiva delle imprese; il maggior tempo di attesa per le operazioni di distribuzione della merce nella città metropolitana di Genova e per le missioni di viaggio da/per i bacini portuali di Genova e Savona; l'allungamento dei percorsi (fino a 140 Km per le missioni di viaggio portuali); la riduzione del numero di macchine impiegate (30%) per effetto delle ore necessarie all’esecuzione del singolo servizio che impediscono la ripetitività o il completamento dei viaggi nella singola giornata.

Il periodo per il quale si lamenta la presenza di tale extra costo va dal 24 novembre 2019 al 24 luglio 2020: si parla dunque di 132 giorni, durante i quali sono state effettuate 2.640.000 missioni di viaggio (valore in linea con gli elementi istruttori della AdSP del Mar Ligure Occidentale per il ristoro dei danni generati all’autotrasporto dal crollo del Ponte Morandi ex Legge 130/2018). Questo riporta pertanto il maggior costo sostenuto dagli autotrasporti a 316,8 milioni di euro, per l'esattezza.

Trasportounito fa sentire la sua voce e chiede risposte urgenti su queste tematiche al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Paola De Micheli. "Purtroppo - conclude Tagnochetti, per gli autotrasportatori, sui quali si scaricano anche i danni di altre categorie, si tratta di una storia infinita. O meglio, di un servizio a scadenza che, nonostante molti fingano di non accorgersene, indebolendo la componente puramente trasportistica, rende fragile, inaffidabile e vulnerabile l’intera catena logistica del Paese".