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directions_boatLo stop alle crociere? Una batosta da 925 milioni di euro

Secondo Fiavet-Confcommercio il numero dei passeggeri è tornato ai livelli del 1993

Fincantieri

"La crisi delle crociere ha causato una perdita di 925 milioni di euro di sole mancate spese dei crocieristi, tra le quali hanno un ruolo determinante le escursioni, importantissime per le agenzie di viaggi e gli operatori turistici dediti ai servizi a terra. Ci sono 796.800 passeggeri in meno movimentati nei porti italiani, -93,5% su base annuaSi è così tornati ai livelli del 1993". Il grido d'allarme è lanciato da Fiavet-Confcommercio, la Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo, e riportato da un articolo di Shipmag.

Fiavet-Confcommercio "sente come decisiva l’assenza delle crociere, l’ultimo baluardo di sicurezza che era rimasto per viaggiare, in cui confidavamo per Natale e Capodanno. Le compagnie che erano appena ripartite con rigidissimi protocolli, tanto da essere scelte per lo smartworking, oltre che per le vacanze, oggi si trovano ferme fino al 10 gennaio".

"Il futuro che ci dava spiragli la scorsa primavera in questo fine anno, seppur in vista della diffusione del vaccino, lascia il mercato in un clima di grande incertezza sanitaria ed economica, e diversi studi ci confermano una ripresa completa non prima del 2024 in Europa", dicono ancora dalla federazione delle agenzia di viaggio. La ridottissima capacità dei viaggi aerei "nonostante organismi come l’Ecdc, l'European centre for disease prevention & control, abbiano dimostrato che i viaggiatori aerei rappresentino meno dell’1% di tutti i casi di trasmissione del covid, ci fa guardare a una ripresa a lungo termine con realismo. Le prenotazioni aeree vedono un calo della domanda del 75% per il 2021".

"La proiezione potrà migliorare se ci sarà una riapertura dei corridoi, l’efficacia e la sicurezza del vaccino, e le nuove veloci procedure di esclusione della quarantena già adottate in alcuni aeroporti" - spiega Ivana Jelinic, presidente Fiavet- Confcommercio - Il nostro obiettivo è agire, siamo contrari all’assistenzialismo, ma per impedire inabissamento di un intero comparto occorre sostenerlo in questo momento storico. Assegnare 3 miliardi da dividere con la cultura sui 197 del recovery plan significa non capire su quali tesori siamo seduti rispetto a tutti gli altri paesi del mondo".